domenica 27 gennaio 2013

IL MARTELLO DEGLI DEI...

No, non parlo di calcio.
Sono discretamente incazzato ma non tanto per gli episodi, quanto perché la tensione mi frega e non ho il benché minimo accenno di sonno.
E allora parlo di musica.
E dopo quasi due anni dall'apertura del blog per la prima volta dedico un post a loro, i Led Zeppelin, uno dei miei gruppi preferiti da sempre.
Da quanto mi piacciono?
Oh beh, da quando ho cominciato ad ascoltare un po' di musica rock, all'incirca verso i 16 anni. Gli altri sono passati, i gusti sono cambiati nel corso degli anni, dal rock duro assai sono passato ad altri generi più soft o anche più complicati, ho scoperto il jazz, il funk, il pop, pure la musica italiana ma loro sono sempre rimasti.
Un Gruppo con la G maiuscola. Individualmente non erano supermusicisti, per fare un esempio i Deep Purple, presi uno ad uno, erano superiori in quanto a tecnica; ma quello che hanno combinato quei quattro pochi altri l'hanno fatto.
Un mix perfetto: la voce irruenta, sfrenatamente sessuale e arrogante di Plant, la chitarra distorta, pesante ma anche precisa e pulita di Page, lo stile essenziale e poliedrico di Jones al basso e alle tastiere e poi la batteria monumentale e possente di Bonham.
Messi insieme hanno prima spaccato e poi conquistato il mondo con dischi bellissimi, concerti selvaggi che non finivano mai e varie leggende metropolitane circa la vita on the road e altre minchiate tipo satanismo.
Il segreto?
Per me stava tutto nella sezione ritmica più che nel duo Page/Plant; mettere insieme un batterista potente e preciso come Bonzo Bonham e un bassista preciso, mai banale o scontato come John Paul Jones è stato un vero colpo di genio. Da soli tenevano su la baracca lasciando a Page e a Plant la libertà di svisare dove gli pareva e piaceva; ascoltatevi i live per farvi un'idea, soprattutto quel "How the west was won" uscito, chissà perché, solo nel 2003 e risalenti al 1972 quando il gruppo era davvero al massimo.
Cosa si sente?
Un gruppo unito, entusiasta, che vuol conquistare tutto con la musica.
E allora ti ritrovi canzoni che da 4 minuti passano a 23 con assoli su assoli, dalla chitarra al pianoforte passando per la batteria; pochi trucchi sul palco, solo quattro musicisti con i loro strumenti, l'essenza del rock!
Ma non solo: più anime erano racchiuse dentro a quel grande mondo chiamato Led Zeppelin; c'era quella dura e potente (sono sempre dell'idea che senza Led Zeppelin II l'hard rock e l'heavy metal non sarebbe stato lo stesso) ma anche quella folk e acustica e quella influenzata da sonorità etniche.
Bellissimo era quando, durante i concerti, i quattro si sedevano sui panchetti per dar vita ad un set acustico dove, su tutti, brillava Page per il suo stile estremamente pulito e dolce, ma anche Jones con i suoi mandolini o chitarre a tre manici non era da meno...
Nel corso dei dodici anni di carriera hanno sperimentato un po' di tutto, dall'hard all'acustico mettendoci anche svisate funky, sperimentali, arabe e sudamericane.
Interessanti anche in studio, cosa rara per un gruppo rock degli anni settanta abituato a dare il massimo on stage; Page stesso era il produttore e già dal primo disco aveva in mente il suono che avrebbe caratterizzato il gruppo per tutta la carriera.
Un gran bel suono, soprattutto quello della batteria, diventata un vero e proprio punto di riferimento per tanti musicisti dell'epoca (soprattutto il suono di "When the levee breaks"), ma in generale tutti gli strumenti suonavano alla perfezione e la riprova l'abbiamo avuta nel 1990 quando Page rimasterizzò i nastri originali per la tecnologia del CD.
Recentemente mi è capitato di vederli nello spettacolo di David Letterman, in occasione della presentazione del DVD del concerto del 2007 all'O2 Arena di Londra.
Sempre grandi.
Plant irriconoscibile, va bene, ma è Robert Plant, un mito del rock che comunque non è mai sceso a compromessi e ha sempre fatto la musica che gli andava di fare, anche a costo di rimetterci in fatto di pubblico. Non ha più la sua voce, ma è così dal 1973 e comunque sopperisce con il carisma e la classe.
Page in forma, da qualche anno ha abbandonato la tinta di capelli per lasciare in belle vista il bianco: molto rock! Alla chitarra, a parte un periodo negli anni '80-'90 dove gli abusi gli facevano prendere un sacco di svarioni, è sempre stato un grande.
Jones, logicamente, sopra a tutti. E' colui che sopportò meglio l'avventura dello Zeppelin (non rimase invischiato nelle droghe come Page e non subì tragedie spaventose come Plant) e che nel corso degli anni è rimasto nelle retrovie occupandosi di arrangiamenti e colonne sonore. Sempre in forma, anche nelle battute, qualcuno lo definiva un vero "maestro delle beffe". Concordo.
Bonzo...lui purtroppo non c'è più. Era il vero motore del gruppo, senza di lui non poterono andare avanti.
"Non ce l'avrei mai fatta a girarmi verso la batteria e non vedere più lui" disse Page pochi anni dopo la sua tragica morte.
E tutto sommato sono stati di parola.
Poche reunion, l'unica significativa nel 2007 con il figlio di Bonzo alla batteria.
Non a caso.
Concludo così....dischi? Io vi consiglio questi:

-) Led Zeppelin I
-) Led Zeppelin II
-) Led Zeppelin III
-) Untitled
-) Houses of the holy
-) Physical graffiti
-) Presence
-) In through the outdoor
-) Remasters
-) Live at the BBC
-) How the west was won

Penso che bastino!

Buonanotte!

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