mercoledì 6 febbraio 2013

COSA DOBBIAMO FARE ANCORA?

Io proprio non capisco.
Si avvicinano le elezioni, passano i giorni e quella che pareva una vittoria ormai certa per il centrosinistra ormai sta diventando un ipotetico, da incubo, pareggio.
Anche stavolta!
E niente governo con una maggioranza certa.
Ma cosa c'è che non va? Cos'ha di tanto repellente la sinistra in questo paese?

Torniamo un attimo indietro.
Fine della seconda guerra mondiale, l'Italia è stata liberata dalle truppe partigiane e dagli angloamericani e, con un referendum un po' dubbio, sceglie la democrazia.
Si formano due poli, uno di centro (la DC) ed uno di sinistra (PCI e PSI).
Insieme questi tre partiti riescono a dar la luce ad una delle Costituzioni più moderne e belle di tutto l'occidente; fondamentale è il ruolo della sinistra, che alla faccia delle tentazioni rivoluzionarie dimostra di essere una forza democratica ben inserita nel contesto italico.
Morale della favola?
Arrivano le elezioni del 1948 e la sinistra diventa belzebù, mascherina ti conosco, la chiesa scomunica gli iscritti al PCI, i preti la domenica al posto dell'omelia tengono comizi in favore della DC, gli americani, nel dubbio, truccano le elezioni, nei manicomi le suore votano per i malati...
La sinistra va all'opposizione.
Passa il tempo, arriviamo agli anni '70, i primi attentati terroristici (piazza Fontana è del 1969), le bombe di stato, piazza Della Loggia, le BR, i fascisti, il golpe sempre dietro l'angolo, il PCI che diventa maggioranza in gran parte del paese ma, in nome della ragione di stato, sigla il cosidetto compromesso storico con la DC fin tanto che serve, naturalmente evitando elezioni che gli avrebbero dato una netta maggioranza.
Una volta sgominato il terrorismo la DC manda tanti saluti al PCI, si allea con il PSI di Craxi ed altri tre partitini e governerà fino al 1992.
La sinistra rimane all'opposizione.
Nel 1992 crolla tutto, l'unico partito che sembra reggere ai colpi di tangentopoli è il PDS, reincarnazione del PCI costata tante lacrime e sacrifici con un dibattito vero e drammatico: nell'estate del 1993 addirittura c'è chi fa i totonomi per i ministeri tanto sono sicuri della vittoria, anche se nel frattempo digeriscono i governi Ciampi ed Amato delle megamanovre e della svalutazione della lira. Tutto lascia presagire ad una vittoria certa nel 1994, poi arriva berlusconi, in tre mesi tira su un partito con delle facce che te le raccomando, si allea con fini e bossi e vince le elezioni.
La sinistra rimane all'opposizione.
Arriviamo ai giorni nostri.
Novembre 2011, crolla finalmente il nano, l'europa ci impone Monti sennò son volatili per diabetici, il PD (ennesima reincarnazione del PCI/PDS...) anche qui in nome della ragion di stato lascia perdere velleità di elezioni. Morale della favola: alla fine del 2012, dopo aver ingoiato rospi su rospi, il PD vede Monti tirare su l'ennesimo partitino con i "demogristiani 2.0" che naturalmente si mette di traverso, il nano resuscita un'altra volta grazie a Balotelli, Santoro e Travaglio e, tanto per cambiare, non vincerà le elezioni manco stavolta.

Insomma, come diceva Nanni Moretti in "Palombella rossa": 
"Cosa c'è che non va? Cosa c'è che non va? Il programma? Cosa dobbiamo fare ancora?"
Perché alla sinistra si fanno le pulci sul programma e sui contenuti e alla destra bastano gli slogan?
E perché ci dobbiamo trovare ancora tra i coglioni due partiti come la Lega e il PDL che negli ultimi anni ne hanno combinate di cotte e di crude ed ora anno i partiti di protesta? 
E infine, perché se in un paese democratico dicono "Voto lui, se fa male la prossima volta voto l'altro" in Italia i cosiddetti moderati dicono "Voto destra, poi se fa male la prossima volta voto contro la sinistra"?
Io proprio non capisco.
Vabbé, buonanotte.

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