sabato 1 febbraio 2014

METTI UNA SERA A VEDERE SERGIO CAPUTO...


Non avevo mai visto Sergio Caputo dal vivo.
Eppure, come già scritto in precedenza, lo ascolto volentieri da quando avevo 10-11 anni...strano che non ci sia mai stata un'occasione per vederlo in concerto...
Ieri sera ho capito il perché e lui stesso dal palco l'ha spiegato: a Firenze non veniva dal 1998!
Ahhhhh, ora ricordo!
All'epoca ero un ventenne che ascoltava tutt'altra musica e che aveva sciaguratamente messo da parte certe infantili intuizioni geniali: Iron Maiden, Metallica, Helloween...ecco chi vedevo in concerto dal vivo in quel periodo!
E Sergio Caputo?
Beh, lui ad un certo punto se ne andò in America...il resto è storia!

Dunque, com'è Sergio Caputo dal vivo?
Premessa.
Il concerto è stato idealmente diviso in due parti: prima la riproposizione integrale di "Un sabato italiano", storico album d'esordio del 1983 che lo stesso Caputo ha ri-registrato ultimamente ripulendolo da quelle sonorità anni '80 che lo contraddistinguevano, poi i tanti altri successi tratti dagli album successivi.
Il tutto riarrangiato in chiave jazz-swing-bossanova.
Un concerto piacevole, un paio d'ore filate via in scioltezza e, finalmente, un dubbio che si dissolve e diventa certezza. Avevo sempre pensato che gli album di Caputo risentissero, come gran parte degli album prodotti in quel periodo, di quelle maledette sonorità anni '80: suoni "plasticosi", batterie elettroniche, sintetizzatori a tutto spiano.
Ieri sera ne ho avuto la conferma, quelle canzoni erano e sono piccoli gioiellini jazz-pop.
Dispiace che un album come "Un sabato italiano 30" sia uscito solo nel 2013 e non nel 1983 ma tant'è, parliamo dell'esibizione.
Purtroppo i posti che avevo prenotato erano pessimi, completamente defilato da una parte non ho mai visto bassista, tastierista e batterista. Detto questo l'entrata in scena del sestetto (oltre ai tre invisibili c'era pure una sezione fiati e tutti i musicisti sono stati davvero bravissimi) e di Caputo mi ha rivelato subito una sorpresa.
Sergio Caputo è, almeno questo ho capito, una persona timida.
Parla a bassa voce, non si dilunga troppo nelle spiegazioni dei brani, instaura volentieri un rapporto con il pubblico ma alla fine preferisce far parlare la musica e le sue canzoni: qualche aneddoto, un sorriso e poi via con quel one-two-three che da il via.
Rilassato, jeans, maglietta, cappello perennemente in testa, da l'idea di divertirsi sciorinando gemme dal suo vasto repertorio: oltre a tutto "Un sabato italiano" butta la con nonchalance, destreggiando lo sgabello come Fred Astaire, altri successi come "Metamorfosi", "Hemingway caffé latino" (per me la migliore della serata),  "Italiani mambo", "L'astronave che arriva" ecc...
Il finale è un gigantesco e meraviglioso caos, lui invita il pubblico a ballare sotto il palco mentre comincia "Il
Garibaldi innamorato" e succede di tutto. Mezzo ObiHall (che io continuo a chiamare Teatro Tenda) fino ad allora seduto tranquillo si riversa sotto il palco a ballare, lui invita i bambini a salire sul palco e loro non ci pensano un attimo a farlo.
Altre canzoni, sembra che finisca tutto con "Vado alle Hawai" ma il pubblico non vuole.
Altri bis, poi il concerto finisce davvero...
Peccato, alcune canzoni sono rimaste fuori, ma devo dire che è stato proprio un bel concerto.
Belle canzoni, finalmente proposte nella loro veste adeguata, ottimi musicisti, bravissimo come sempre Sergio.
Ovviamente la voce non è più quella di un tempo ma questi sono solo dettagli.
Infine un dato: il teatro era pieno e non pochi erano i giovani...e anche le ragazze erano tante!
Da cui la morale della favola è: ragazzi, scrivete canzoni jazz pop con testi intelligenti ed ironici, le ragazze vi adoreranno...

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