giovedì 29 settembre 2016

TANTI AUGURI UN PAR DI PALLE, NONNO SILVIO

In principio cantava nelle balere.
Poi, con i due spiccioli delle mance raccattati nelle suddette balere, costruì una città nuova chiamandola semplicemente Milano 2, così, giusto per far capire quanto la modestia fosse il suo tratto caratteristico.
Poi, affascinato dalle nuove tv private, decise modestamente di diventarne il Re incontrastato, e così fu.
Da quelle tv cominciò a mandare di tutto: tette, culi, risate finte, litigi, volgarità e pubblicità, tanta pubblicità. In quegli anni tanti comportamenti furono sdoganati, l'ignoranza diventò un vanto, la cafoneria un modo per farsi rispettare e l'arroganza uno per difendersi.
Poi, dopo il Milan, pure la politica, giusto per salvare baracca e burattini.
E anche lì entrò per comandare: aveva cambiato la società nel decennio precedente, fece lo stesso nella politica a partire da quel videomessaggio con la calza sulla telecamera.
Tutti lo seguirono, anche quei forever young della sinistra che, stanchi del rigore del vecchio PCI, avevano voglia di divertirsi, di film scollacciati e di gite in barca.
Ce lo teniamo tra i coglioni dal 1994, hanno preferito far fuori tre volte uno come Prodi ma lui no, come un talismano lo hanno custodito con cura: fino al 2011 sotto le elezioni si parlava di conflitto di interessi, di Berlusconi ostacolo alla democrazia, poi dopo le elezioni magari lo si cercava per un'intesa su chissà quali riforme.
Ha occupato il parlamento per i suoi problemi dal 2001 al 2006, alla fine era allo sbando più totale, ma anche in quel caso grazie ai forever young riuscì a risollevarsi.
Ha dato lavoro a tante persone, soprattutto a quelli che con l'antiberlusconismo c'hanno fatto una carriera e ora con Renzi cercano di fare altrettanto.
Gli ho mandato tonnellate di accidenti, fatto sta che a 80 anni è ancora lì e io mi sento come quella mattina del 29 marzo 1994, di merda.
Tanti auguri un par di palle, nonno Silvio.

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