venerdì 1 giugno 2018

LA CASA, L'ARCHITETTO E LO SPREAD


C'era una volta un architetto.
Sembrava un bravo tecnico, tutti ne parlavano un gran bene ed aveva una bella clientela.
Un giorno arrivò in studio un suo cliente, tutto contento:
"Architetto, ho finalmente trovato la casa che mi piace; purtroppo non posso andarci subito a vivere perché necessita di un bel po' di lavori. Sicuramente ci sono gli impianti da rifare, poi vedo dei problemi di umidità e poi vorrei fare anche delle aperture su dei muri portanti...insomma, ce ne sono di cose da fare e c'è bisogno di un tecnico che prepari tutte le pratiche e poi segua i lavori.
Ci pensa lei?"
"Certo!"
"Una cosa però: avrei una certa urgenza..."
"Non si preoccupi, nel giro di poco tempo cominciamo i lavori!"
"Ma...non deve fare un sopralluogo, prendere le misure, preparare le pratiche?"
"Si si, ma non si preoccupi, preparo tutto in poco tempo!"
"Ok, grazie! Fissiamo per la prossima settimana?"
"Guardi, la prossima settimana sono già pieno di impegni. Fissiamo sin da ora per quella dopo?"
"Ok."
"Si, dunque...facciamo per martedì nel primo pomeriggio? Comunque facciamo così, il giorno prima la chiamo io e fissiamo meglio!"
"Va bene, allora ci sentiamo il lunedì. A presto!"
"Grazie, arrivederci!"


Il lunedì passò, così come il martedì ed il mercoledì senza che l'architetto chiamasse il cliente per fissare una data per il sopralluogo.
Il cliente, giunto al giovedì sera, chiamò tra il perplesso e il preoccupato l'architetto per avere spiegazioni:
"Architetto, ci dovevamo sentire per fissare un appuntamento..."
"Ehhh si, ha ragione, solo che sono stato incasinatissimo e non ho mai avuto un minuto libero. Però ci stavo pensando al progetto, eh! Ho chiamato in comune per fissare un appuntamento per parlare con un tecnico ma non c'è mai verso di prendere la linea...comunque il progetto ce l'ho bene in mente, domani comincio a buttare giù un'idea..."
"Ah, va bene...ma per il sopralluogo?"
"Ehm, potremmo fare lunedì mattina alle 10:00!"
"Mmmm...perfetto, ci vediamo lunedì!"
"Va bene, arrivederci."
"Clic".

Lunedì il cliente arrivò alla casa dei suoi sogni con 10 minuti di anticipo e, come tutti le persone puntuali, già alle 10:01 cominciò a innervosirsi perché non vedeva arrivare l'architetto.
"No dai, calmiamoci, ora arriverà..."
Le 10:00 diventarono le 10:30, poi le 11:00 ed infine le 11:30 senza che si vedesse nessuno...alle 11:49 il telefono squillò.
"Architetto, ma dov'è? Io la sto aspettando dalle 10:00, ho anche provato a chiamarla!"
"Eh scusi, ho ritardato un attimo, ho avuto una grana in ufficio. Tra 10 minuti arrivo."
I 10 minuti ovviamente diventarono 30 ma finalmente, verso 12:30, l'architetto arrivò.
"Scusi il ritardo eh, andiamo a dare un'occhiata che tra 20 minuti devo essere su un altro cantiere!"
"Ehhhh, ma come? Sto aspettando dalle 10:00 e ora mi dice che deve andare via alla svelta???"
"Eh, scusi davvero, ha ragione...sposto l'appuntamento nell'altro cantiere e do un'occhiata qui!".
L'architetto guardò tutta la casa, dette i suoi pareri e tranquillizzò il cliente.
Le aperture nei muri portanti? Facciamo da noi, niente Genio Civile.
L'umidità? Non è un problema, si risolve alla svelta.
Gli impianti? Non sono ridotti poi così male.
Il cliente rimase perplesso, ma si fidò.
"Allora ci vediamo la prossima settimana?"
"No, la prossima settimana non ci sono, vado in settimana bianca."
"Ah, e quanto ci sta?"
"Parto domani e torno domenica prossima."
"Ok...vabbè, ci risentiamo quando torna"
"Certo, la richiamo io! Ora vado, arrivederci a presto!"

Il cliente più passavano i giorni più era preoccupato: prima la settimana bianca, poi le continue attese, l'architetto che non chiamava, le scuse, i rinvii, le chiacchiere e infine le promesse non mantenute, fatto sta che dopo un mese e mezzo ancora non aveva visto uno stralcio di progetto.
Tutto questo dopo che aveva dato un sostanzioso anticipo al tecnico.
Poi un giorno l'architetto lo chiamò.
"Buongiorno, come va?"
"Mah, insomma, diciamo tutto bene!"
"Volevo dirle che ho preparato il progetto, quando vuol venire in ufficio da me?"
"Anche subito! Posso?"
"Certo! L'aspetto!"
Il progetto non convinse pienamente il cliente: non era un tecnico, però una pianta sapeva leggerla e vedendo le poche modifiche capì che non è che c'avesse lavorato più di tanto.
Glielo fece notare e l'architetto si incazzò, parlando di normative assurde che impedivano ogni singola modifica, di leggi da aggirare e di lungaggini burocratiche.
Ma promise che avrebbe rimesso mano al progetto.

E, dopo tre settimane, si rifece vivo con il cliente, ormai un misto vivente di depressione e incazzatura.
Depressione che derivava dal veder passare il tempo senza che in quella casa fosse stato mosso mezzo mattone; poi parlava con gli amici che non capivano, perché il loro tecnico aveva presentato alla svelta la documentazione e dopo 2-3 settimane erano partiti con i lavori.
A quel punto si incazzava, chiamava l'architetto ma lui riusciva sempre a calmarlo con le solite formule di rito.
Fino al giorno in cui il progetto venne definito in ogni sua parte.
Il cliente stavolta era contento: sembrava davvero un bel progetto, ogni ambiente pareva ben dimensionato e anche la disposizione dei mobili funzionava.
"Lunedì ho appuntamento in comune, in pratica una formalità. Mercoledì consegno e poi possiamo cominciare i lavori!"

Ahhhh, cominciamo i lavori!
La parola magica!
Erano passati più di due mesi e mezzo dalla prima volta che il cliente era stato nell'ufficio dell'architetto, aveva penato ma finalmente vedeva la luce: i lavori sarebbero cominciati presto, i muratori erano disponibili e per l'appunto proprio il lunedì avrebbero finito un lavoro in un altro cantiere.
Poi il lunedì, all'ora di pranzo, successe il finimondo.
Il cliente ricevette una telefonata dall'architetto:
"Guardi, sono appena uscito dal comune e dire che sono incazzato nero è poco!"
"Perché? Che è successo?"
"Ma non lo so, ho fatto vedere il progetto e il tecnico del comune ha cominciato a sollevare obiezioni: eh, ma qui ci vuole il parere del Genio Civile, di qua il progetto dell'impianto elettrico e poi anche quello dell'impianto idraulico. Ma tu guarda che rompicoglioni..."
"Ma scusi architetto, non aveva detto che non importava il Genio Civile?"
"Ma guarda, non ci vorrebbe, ma tanto dipende sempre che tecnico trovi. Io ho beccato l'Architetto Mattarella, un rompicoglioni da far paura..."
"Mattarella? Aspetta un attimo...me ne ha parlato il tecnico di un mio amico una sera a cena. Dice che per lui e per i suoi colleghi è il migliore in Comune. Certo, fa rispettare le regole, però è sempre disponibile e se dice una cosa è quella..."
"Ehm..."
"Architetto, non è che stavolta ha sbagliato lei?"
"Ohhh, ma come si permette? Io ho lavorato 3 settimane giorno e notte su questo progetto, finalmente sono arrivato ad una conclusione, questo burocrate mi mette i bastoni tra le ruote e lei sta dalla sua parte? Eh no, così no!"
"Così no lo dico io, caro architetto! Sono passati due mesi e mezzo, ancora non ha presentato la pratica in comune, va a parlare con un tecnico, viene preso a pesci in faccia e dice che non è colpa sua?
Io mi sarei anche rotto le palle, per cui se ci tiene a questo lavoro veda di provvedere a preparare il resto della documentazione e si rifaccia vivo quando è tutto pronto, va bene?"
Clic.

Passarono 4 giorni.
Come per magia l'architetto chiamò il cliente avvisandolo che tutta la documentazione tecnica, compreso il progetto strutturale, era pronta.
Il giorno dopo riuscì a presentare la pratica, ottenne il protocollo.
Erano passati 88 giorni da quella visita in studio.
I lavori potevano cominciare, il cliente finalmente poteva tirare un sospiro di sollievo ma qualcosa lo inquietava: vedere l'architetto bello baldanzoso, che faceva il fico e si vantava di aver sbrigato alla svelta le noie burocratiche, dopo tutto quello che era successo, non era un buon viatico per i lavori che dovevano cominciare.
Forse avrebbe dato il benservito all'architetto: in fondo l'acconto che gli aveva dato era più che sufficiente e una cosa del genere non avrebbe fatto cascare il mondo, né tantomeno fatto aumentare lo spread o crollare la borsa.
Si trattava solo di ristrutturare una casa, non di formare un governo.

giovedì 22 febbraio 2018

I TRE PORCELLINI (Un raccontyno decostruttivista)

C'erano una volta tre piccoli porcellini che vivevano insieme ai loro genitori.
Non erano tre porcellini uguali ai loro simili: sin dalla nascita si erano sempre dimostrati curiosi e pieni di voglia di imparare cose nuove.
Col passare degli anni la curiosità non era mai venuta meno, tant'è che un giorno si ritrovarono tutti e tre con un titolo di studio: il primo diventò geometra, il secondo ingegnere ed il terzo architetto.
Quel giorno stesso però la loro mamma li chiamò e disse loro che ormai erano diventati grandi e avrebbero dovuto provvedere a costruirsi una casa e a vivere ognuno la propria vita.
I tre furono d'accordo ed il giorno dopo partirono, non prima di salutare i loro genitori che li misero in guardia: “Ricordate, state attenti ai pericoli e in particolare ad un lupo cattivo che divora i bravi porcellini!”
Ognuno dei porcellini annuì e prese la propria direzione.

Il primo, un baldanzoso geometra che aveva appena superato l'esame di stato dopo un tirocinio massacrante, decise di realizzare la propria casa con la paglia, anzi con le balle di paglia pressate e compattate. Il risultato, benché esteticamente improbabile e casuale, garantì comunque all'abitazione una certa solidità malgrado le apparenze.
Venne dunque il lupo e appena vide la casa realizzata con la paglia cominciò a soffiare così forte che...la casa rimase lì al suo posto!
“Ma come? O il mio soffio non è più quello di una volta o quella casa nasconde un segreto!”
Nel dubbio decise di ricorrere all'astuzia e bussò alla casa.
“Chi è?”
“Ma come, non mi riconosci porcellino?”
“No, chi sei?”
“Sono il geometra del catasto e sono venuto qui per dirti una cosa...”
“Cosa?”
“L'accatastamento di questa casa non risulta regolare, mi sa che hai sbagliato con la procedura DOCFA...”
“Impossibile, i miei DOCFA sono sempre perfetti...”
“Eh, ma qui caro porcellino risulta non regolare, forse non torna la sagoma esterna...fammi entrare e ne parliamo...”
Il porcellino geometra cascò nell'inganno, aprì la porta, fece entrare il lupo e questi appena messa la zampa dentro gli saltò addosso e ne fece un sol boccone.

Il secondo porcellino, un diligente e metodico ingegnere, aveva da subito ripreso in mano un suo progetto, con tutti i particolari costruttivi dimensionati, e aveva realizzato una bella casetta in legno, anche questa resistente, anche questa esteticamente non bellissima.
Ma lui era contento.
Il lupo arrivò e pensò: “Ma stai a vedere che anche questo porcellino si è fatto furbo. Vabbé, proviamo lo stesso a soffiare!”
Cominciò a soffiare talmente forte da rimanere senza fiato, ma la casa rimase al suo posto...
Anche qui allora decise di ricorrere all'astuzia.
“Chi è?”
“Ma come, non mi riconosci porcellino?”
“No, chi sei?”
“Sono l'Ingegnere capo del Genio Civile e sono venuto qui per dirti una cosa...”
“Cosa?”
“Il dimensionamento della tua struttura risulta non corretta e poi abbiamo notato che non hai considerato il carico della neve nel dimensionare la copertura.”
“Impossibile, quando progetto le strutture verifico sempre ogni passaggio e non tralascio mai nessun dettaglio...”
“Eh, ma qui caro porcellino c'è qualcosa che non va...fammi entrare e ne parliamo...”
Il porcellino ingegnere cascò anche lui nell'inganno, aprì la porta, fece entrare il lupo e questi appena messa la zampa dentro gli saltò addosso e fece anche di lui un sol boccone.

Il terzo porcellino infine era diventato un architetto e per la tesi di laurea progettò quella che sarebbe diventata la sua casa, in puro stile decostruttivista. Non c'era niente di regolare, manco una linea retta, solo ed esclusivamente linee storte e curve; un pronao ispirato al Pantheon ma ovviamente decostruito e smembrato segnava l'ingresso ed all'interno era riuscito a realizzare anche un giardino segreto.
Chi passava da lì vicino si domandava quale matto avesse deciso di realizzare una casa del genere, ma lui era contento.
Arrivò il lupo, ma non appena vide la casa il primo pensiero fu:
“Ahhhh, maledetti architetti, evitiamo di soffiare vai...” seguito però da un “...vabbé dai, gli farfuglio due cose sul catasto o sulle strutture, lui non ci capirà niente, aprirà e poi...”
Toc toc.
“Chi è?”
“Ma come, non mi riconosci porcellino?”
“No, chi sei?”
“Sono il geometra del catasto e sono venuto qui per dirti una cosa...”
“Cosa?”
“L'accatastamento di questa casa non risulta regolare, mi sa che hai sbagliato con la procedura DOCFA...”
“Ah, ho capito...senta, deve chiamare il geometra che ha redatto il DOCFA, io non so neanche di cosa parla...”
Il lupo non si aspettava una risposta del genere, salutò e decise di riprovarci il giorno dopo.
Il mattino seguente, di buon'ora...
Toc toc
“Chi è?”
“Ma come, non mi riconosci porcellino?”
“No, chi sei?”
“Sono l'Ingegnere capo del Genio Civile e sono venuto qui per dirti una cosa...”
“Cosa?”
“Il dimensionamento della tua struttura risulta non corretta e poi abbiamo notato che non hai considerato il carico della neve nel dimensionare la copertura.”
“Ah, ho capito...senta, deve chiamare l'ingegnere che ha fatto i calcoli, se vuole le lascio il numero...”
Il lupo rimase interdetto
“No no, non importa, le farò risapere...”

I giorni passavano e il lupo non riusciva a trovare un modo per incastrare anche l'ultimo porcellino, finché perse la pazienza e decise di calarsi dal caminetto per coglierlo di sorpresa.
Ma c'era un problema, anzi due.
Innanzitutto la copertura, rivestita in titanio, era scivolosa e camminarvi sopra era molto difficile.
Inoltre il mattacchione l'aveva disseminata di comignoli, a volte necessari a volte no.
Vezzi da architetto.
Dopo aver passato una giornata intera a cercare di capire quale fosse il camino giusto, il lupo decise di entrare da quello che, in base ai suoi ragionamenti, l'avrebbe portato dritto dritto nel soggiorno.
Salì sul tetto, tra mille difficoltà arrivò al camino...si calò ma quando arrivò non credette ai suoi occhi.
Non era arrivato nel soggiorno della casa, ma nello studio, dove il porcellino ed altri due colleghi architetti stavano litigando furiosamente!
“Bene, bene...ora li colgo di sorpresa e me li mangio tutti e tre! Caccio subito un urlo...”
E l'urlo arrivò.
Ma i tre manco lo sentirono talmente erano presi dal loro litigio.
Allora il lupo cacciò un urlo ancora più forte, ma niente, la discussione sulla forma da dare all'edificio che stavano progettando era troppo accesa.
Il lupo urlò due, tre, quattro volte, poi al quinto sentì che tutto si stava fermando.
Riuscì solo a carpire un “...ma basta con questa modernità, il rapporto con il contesto, il rapporto con il contesto!!!” e poi stramazzò al suolo e morì.
I tre a quel punto si accorsero del lupo.
Il porcellino proprietario di casa lo guardò e commentò:
“Ahi ahi ahi caro lupo, lo dovevi sapere che gli architetti è meglio lasciarli perdere...”


E la discussione ripartì.

giovedì 24 agosto 2017

IL VUOTO

Quanti giorni ricordiamo bene nella nostra esistenza?
Quattro? Cinque?
Forse di più, forse di meno, ma i giorni che ti cambiano la vita una volta per tutte sono davvero pochi.
Perché si, ci sono certi giorni che cominciano e tu vedi la vita in un certo modo e alla fine della giornata la vedi in modo completamente diverso.
Io ricordo tutto di quella sera di 19 anni fa: la Festa dell'Unità alla Fortezza, il concerto de Gli Amici di Roland, le chiacchiere con l'amico con cui avevo suonato nel gruppo pochi anni prima ("Dai, rifacciamo un concerto dei Taurus, ci starebbe bene!"), la classica serata calda fiorentina, il ritorno a casa, le luci accese, gli sguardi preoccupati, lui che diceva "No no, va tutto bene...", lo strano brivido lungo la schiena, io che leggevo "Elianto" alle 3 di notte perché non riuscivo a prendere sonno e poi, un quarto d'ora dopo tutto era cambiato.
Una mezz'ora, poi tutto finito: i silenzi, gli sguardi persi nel vuoto, capire che da quel momento tutto sarebbe cambiato e ci saremmo dovuti abituare al vuoto, all'assenza.

Da allora sono passati 19 anni e mi ritrovo ancora qui, in questa casa, alle prese con il solito vuoto: non sono bastati i tentativi di rimettere insieme i cocci, di cercare fotografie, di riportare alla luce vecchi ricordi, di cercare di capire, di andare oltre.
Rimane solo quello che non c'è stato, il ragazzo di quasi 24 anni che cresce, si innamora, finisce l'università, si sposa, si sente felice ma sente sempre quel vuoto: perché chi doveva esserci non c'è più e quando c'era era preso da 1000 problemi più grandi di lui e allora uno guarda quello che c'è stato e quello che poteva esserci.
Vedo poi la mia di famiglia, sento la leggerezza e la gioia nell'aria tutte le volte che siamo tutti e quattro insieme, penso ai tanti sacrifici, ai salti mortali per barcamenarmi in questa vita e poi penso alle risate, alle piccole cose che riempiono la vita dandogli un senso.

Poi ogni tanto riaffiora il solito pensiero e poi le solite domande: "Perché allora non è andata così? Cosa è mancato? Perché sempre quell'atmosfera cupa? Perché non siamo stati felici?".
Posso farci poco se non rimanere con quella solita malinconia di fondo, quasi come fosse una commedia all'italiana dal finale amaro.
Rimango da solo con domande che non troveranno mai risposta e con il rimpianto di non averle fatte a suo tempo; ma perché avrei dovute farle? Che ne sapevo a 20 anni di famiglia, figli, problemi sul lavoro? Che ne sapevo delle ansie che dopo i 40 anni spuntano fuori inesorabilmente?
Mi ritrovo spesso a parlare con me, ad immaginare le domande che vorrei fargli e le risposte che vorrei sentirmi dare e allora mi sembra quasi che da qualche parte mi stia guardando dicendomi di resistere e di andare avanti nonostante tutto.
Non mi basta, ma così è.
Mi accontento di ciò che è stato cercando di leggere tra le righe e i ricordi, poi capita all'improvviso di vedere un amico che canta, stonando, una canzone di Renato Zero insieme al suo babbo e dentro di me crollo.
Perché sono state e saranno sempre troppe le partite della Juve che non abbiamo visto e vedremo insieme, perché non commenteremo mai un evento politico o sociale o una manifestazione artistica insieme.
Non ci sarà niente anche se poteva esserci tutto.
Mi tengo la mia malinconia, il mio vuoto che nessuno potrà riempire, poi guardo Guglielmo ed Edoardo e spero che per loro un domani non sarà lo stesso.
Almeno ci provo.
Ciao babbo, ovunque tu sia.


giovedì 13 aprile 2017

PREZZI BASSI, SEMPRE

Bello il dibattito perenne a sinistra, devo dire che non posso farne a meno.
Si sa, è difficile definirsi di sinistra al giorno d'oggi (ma anche di ieri), perché appena lo dici esce fuori qualcuno che si reputa più a sinistra di te e tu diventi un democristiano.
Tu diventi l'erede di Andreotti e di tutta la malapolitica demogristiana, lui quello di Berlinguer e dell'integrità del fu PCI.

Vabbè, dettagli, oggi viviamo nella società liquida dove il concetto di destra e sinistra è andato a farsi benedire così come il dolore per le fregature che ricevi a 360°: è bello però scoprire che uno di questi che si riautodefinisce di sinistra sia quello che ti ha fregato a suo tempo.
In nome di cosa?
Della demagogia spicciola, di quella che tanto piace alla ggente.
Com'è andata?
Semplicemente: dopo una vita di studi, di esami sudati e conquistati con le unghie e con i denti, finalmente ecco che arriva la laurea in architettura e si entra nel mondo del lavoro, circa 12 anni fa.
Un po' di pratica in qualche studio, la voglia di ritagliarsi un posticino all'interno di questo mondo sempre più complicato e poi un domani uno studio per conto proprio.
Chiedevo troppo?
Ma soprattutto, a che prezzo?
La qualità si paga, più spendi e meno spandi era il leit motiv di quando ero piccolo e il mondo conservava un briciolo di logica: e invece no, il motto del nuovo secolo doveva essere un altro, qualità a basso prezzo, in pratica vedi di diventare un supermarket e lavora a sconto.
Ma non si può, non è giusto, almeno rispettiamo dei minimi tariffari sotto al quale non si possa scendere!
No, non se ne parla, aboliamo i minimi, ognuno faccia il prezzo che vuole!

Com'è andata a finire?
Semplice: una pratica completa per l'installazione di 10 pannelli fotovoltaici, in zona vincolata (quindi con autorizzazione paesaggistica) con tanto di nulla osta da parte di un istituto di case popolari, una ditta (con studio tecnico interno) di un'altra regione, senza fare sopralluoghi, te la fa pagare 1200 € IVA inclusa.
Come mai?
Perché stanno bassissimi con i prezzi, di conseguenza ne fanno tante, si possono permettere il lusso di qualche "dipendente" a costo risibile e tante grazie e arrivederci.
Invece tu, libero professionista che sei sempre disponibile con il cliente, che porti avanti il lavoro con cura e precisione, che assisti il cliente pure la sera dopo cena perdendo la possibilità di stare un'ora con i tuoi figli e tua moglie, che per forza di cose e per un briciolo di orgoglio professionale non puoi garantire certi prezzi, al momento del saldo passi da:
- Ladro
- Furbacchione
- Incompetente
Per tutto questo, per aver mandato a mignotte la dignità professionale di tanti bravi liberi professionisti (evidentemente rei di sembrare una casta agli occhi della ggente), ti ringrazio caro Pier Luigi Bersani, ultimo baluardo della sinistra.
Grazie per l'abolizione dei minimi tariffari, alla fine sappi che gli unici ad averci rimesso sono stati i neolaureati e quelli che lavoravano da poco: in pratica i pesci piccoli.
Grazie davvero, la prossima volta invece di studiare mi inventerò un partito di sinistra.

martedì 28 febbraio 2017

GIUSTIZIA FAI DA TE? NO GRAZIE

Ho appena letto il post su Facebook di Francesco Facchinetti sulla non piacevole avventura che ha passato l'altro giorno.
Non sto a riportarla qui, tanto l'avrete sicuramente già letta da qualche parte: devo dire che rimango sempre stupito, e anche un po' impaurito, quando la gente parla di farsi giustizia da sola, di tenere in casa un'arma o addirittura di minacciare l'acquisto di un vero e proprio arsenale per potersi difendere dalle incursioni dei ladri.
Due cose mi fanno materialmente paura: i serpenti e le armi.
Non ho mai sparato un colpo in vita mia, anche solo vedere una pistola o un fucile mi crea disagio perché immagino cosa potrebbe fare un oggetto del genere se usato per quello che è.

Qualcuno poi potrà dire:
"Eh, ma tu non puoi capire, prova a trovarti in casa i ladri e vedrai se cambi idea!"

Bene.
Circa un mese fa, in un normalissimo tardo pomeriggio invernale, io, mia moglie e i nostri due bambini eravamo in casa, per la precisione al secondo piano dove io mi sono attrezzato ricavando lo studio personale.
Mentre io lavoravo loro giocavano, tutto molto tranquillo.
Siamo poi scesi verso l'ora di cena e mia moglie ha notato la finestra della cucina aperta: lì per lì ha pensato di averla lasciata aperta per sbaglio.
No, niente di tutto questo.
Era stata forzata (non è che ci voglia granché) da un ladro che poi è entrato in casa, ha preso i soldi dalla borsa di mia moglie, le chiavi della sua macchina ed è scappato.
Quando abbiamo capito cosa era successo davvero non è stata una bella sensazione.
E se fossimo scesi proprio mentre cercava di entrare? Se l'avessimo colto in flagrante? Come ci saremmo comportati, magari in presenza dei figli?
Non lo so, non lo voglio sapere ma devo dire che non mi sento più tranquillo: non è bello, perché quando entri in casa vorresti lasciare tutti i problemi fuori dalla porta e goderti, per quelle poche ore, un po' di serenità.
Ma così è.
Non c'è più quel mondo dove si lasciavano le chiavi nella toppa o nel quadro della macchina, nonostante questo non sento il bisogno di comprarmi un arsenale o di rinchiudere ermeticamente la casa: cerco solo di stare più attento, quello si.
Ah, per la cronaca abbiamo sporto regolare denuncia ai Carabinieri di Montale, che si sono dimostrati molto gentili e disponibili e colgo l'occasione per ringraziarli, dando tutte le informazioni del caso, la macchina di mia moglie l'ho ritrovata in un parcheggio vicino casa dopo un paio d'ore e, soprattutto, i bambini non hanno risentito di questa disavventura.
Mi sembra la cosa più importante.

Questo è ciò che penso, senza usare maiuscole o toni urlati, se poi passassi da radical chic me ne farò una ragione.
Buona giornata.

giovedì 6 ottobre 2016

A SCUOLA SU FACEBOOK

Umile opinione, in merito al contenuto di questo articolo tratto da Repubblica.it.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/10/06/news/compiti_casa_milano_maestre-149204138/?ref=HREC1-3

Si potrebbe semplicemente parlare in privato con la maestra, fare presente la propria opinione e finita lì, senza usare il diario della figlia né tantomeno condividere la giustificazione su Facebook.
Perché il dubbio sorge sempre spontaneo: si pensa ai figli quando si pubblicano queste cose o si pensa solo a cercare consensi usando i figli?

giovedì 29 settembre 2016

TANTI AUGURI UN PAR DI PALLE, NONNO SILVIO

In principio cantava nelle balere.
Poi, con i due spiccioli delle mance raccattati nelle suddette balere, costruì una città nuova chiamandola semplicemente Milano 2, così, giusto per far capire quanto la modestia fosse il suo tratto caratteristico.
Poi, affascinato dalle nuove tv private, decise modestamente di diventarne il Re incontrastato, e così fu.
Da quelle tv cominciò a mandare di tutto: tette, culi, risate finte, litigi, volgarità e pubblicità, tanta pubblicità. In quegli anni tanti comportamenti furono sdoganati, l'ignoranza diventò un vanto, la cafoneria un modo per farsi rispettare e l'arroganza uno per difendersi.
Poi, dopo il Milan, pure la politica, giusto per salvare baracca e burattini.
E anche lì entrò per comandare: aveva cambiato la società nel decennio precedente, fece lo stesso nella politica a partire da quel videomessaggio con la calza sulla telecamera.
Tutti lo seguirono, anche quei forever young della sinistra che, stanchi del rigore del vecchio PCI, avevano voglia di divertirsi, di film scollacciati e di gite in barca.
Ce lo teniamo tra i coglioni dal 1994, hanno preferito far fuori tre volte uno come Prodi ma lui no, come un talismano lo hanno custodito con cura: fino al 2011 sotto le elezioni si parlava di conflitto di interessi, di Berlusconi ostacolo alla democrazia, poi dopo le elezioni magari lo si cercava per un'intesa su chissà quali riforme.
Ha occupato il parlamento per i suoi problemi dal 2001 al 2006, alla fine era allo sbando più totale, ma anche in quel caso grazie ai forever young riuscì a risollevarsi.
Ha dato lavoro a tante persone, soprattutto a quelli che con l'antiberlusconismo c'hanno fatto una carriera e ora con Renzi cercano di fare altrettanto.
Gli ho mandato tonnellate di accidenti, fatto sta che a 80 anni è ancora lì e io mi sento come quella mattina del 29 marzo 1994, di merda.
Tanti auguri un par di palle, nonno Silvio.