...e siamo riusciti in parte a mantenere le prerogative di quello che noi altri si voleva prefiggerci...
venerdì 1 giugno 2018
LA CASA, L'ARCHITETTO E LO SPREAD
C'era una volta un architetto.
Sembrava un bravo tecnico, tutti ne parlavano un gran bene ed aveva una bella clientela.
Un giorno arrivò in studio un suo cliente, tutto contento:
"Architetto, ho finalmente trovato la casa che mi piace; purtroppo non posso andarci subito a vivere perché necessita di un bel po' di lavori. Sicuramente ci sono gli impianti da rifare, poi vedo dei problemi di umidità e poi vorrei fare anche delle aperture su dei muri portanti...insomma, ce ne sono di cose da fare e c'è bisogno di un tecnico che prepari tutte le pratiche e poi segua i lavori.
Ci pensa lei?"
"Certo!"
"Una cosa però: avrei una certa urgenza..."
"Non si preoccupi, nel giro di poco tempo cominciamo i lavori!"
"Ma...non deve fare un sopralluogo, prendere le misure, preparare le pratiche?"
"Si si, ma non si preoccupi, preparo tutto in poco tempo!"
"Ok, grazie! Fissiamo per la prossima settimana?"
"Guardi, la prossima settimana sono già pieno di impegni. Fissiamo sin da ora per quella dopo?"
"Ok."
"Si, dunque...facciamo per martedì nel primo pomeriggio? Comunque facciamo così, il giorno prima la chiamo io e fissiamo meglio!"
"Va bene, allora ci sentiamo il lunedì. A presto!"
"Grazie, arrivederci!"
Il lunedì passò, così come il martedì ed il mercoledì senza che l'architetto chiamasse il cliente per fissare una data per il sopralluogo.
Il cliente, giunto al giovedì sera, chiamò tra il perplesso e il preoccupato l'architetto per avere spiegazioni:
"Architetto, ci dovevamo sentire per fissare un appuntamento..."
"Ehhh si, ha ragione, solo che sono stato incasinatissimo e non ho mai avuto un minuto libero. Però ci stavo pensando al progetto, eh! Ho chiamato in comune per fissare un appuntamento per parlare con un tecnico ma non c'è mai verso di prendere la linea...comunque il progetto ce l'ho bene in mente, domani comincio a buttare giù un'idea..."
"Ah, va bene...ma per il sopralluogo?"
"Ehm, potremmo fare lunedì mattina alle 10:00!"
"Mmmm...perfetto, ci vediamo lunedì!"
"Va bene, arrivederci."
"Clic".
Lunedì il cliente arrivò alla casa dei suoi sogni con 10 minuti di anticipo e, come tutti le persone puntuali, già alle 10:01 cominciò a innervosirsi perché non vedeva arrivare l'architetto.
"No dai, calmiamoci, ora arriverà..."
Le 10:00 diventarono le 10:30, poi le 11:00 ed infine le 11:30 senza che si vedesse nessuno...alle 11:49 il telefono squillò.
"Architetto, ma dov'è? Io la sto aspettando dalle 10:00, ho anche provato a chiamarla!"
"Eh scusi, ho ritardato un attimo, ho avuto una grana in ufficio. Tra 10 minuti arrivo."
I 10 minuti ovviamente diventarono 30 ma finalmente, verso 12:30, l'architetto arrivò.
"Scusi il ritardo eh, andiamo a dare un'occhiata che tra 20 minuti devo essere su un altro cantiere!"
"Ehhhh, ma come? Sto aspettando dalle 10:00 e ora mi dice che deve andare via alla svelta???"
"Eh, scusi davvero, ha ragione...sposto l'appuntamento nell'altro cantiere e do un'occhiata qui!".
L'architetto guardò tutta la casa, dette i suoi pareri e tranquillizzò il cliente.
Le aperture nei muri portanti? Facciamo da noi, niente Genio Civile.
L'umidità? Non è un problema, si risolve alla svelta.
Gli impianti? Non sono ridotti poi così male.
Il cliente rimase perplesso, ma si fidò.
"Allora ci vediamo la prossima settimana?"
"No, la prossima settimana non ci sono, vado in settimana bianca."
"Ah, e quanto ci sta?"
"Parto domani e torno domenica prossima."
"Ok...vabbè, ci risentiamo quando torna"
"Certo, la richiamo io! Ora vado, arrivederci a presto!"
Il cliente più passavano i giorni più era preoccupato: prima la settimana bianca, poi le continue attese, l'architetto che non chiamava, le scuse, i rinvii, le chiacchiere e infine le promesse non mantenute, fatto sta che dopo un mese e mezzo ancora non aveva visto uno stralcio di progetto.
Tutto questo dopo che aveva dato un sostanzioso anticipo al tecnico.
Poi un giorno l'architetto lo chiamò.
"Buongiorno, come va?"
"Mah, insomma, diciamo tutto bene!"
"Volevo dirle che ho preparato il progetto, quando vuol venire in ufficio da me?"
"Anche subito! Posso?"
"Certo! L'aspetto!"
Il progetto non convinse pienamente il cliente: non era un tecnico, però una pianta sapeva leggerla e vedendo le poche modifiche capì che non è che c'avesse lavorato più di tanto.
Glielo fece notare e l'architetto si incazzò, parlando di normative assurde che impedivano ogni singola modifica, di leggi da aggirare e di lungaggini burocratiche.
Ma promise che avrebbe rimesso mano al progetto.
E, dopo tre settimane, si rifece vivo con il cliente, ormai un misto vivente di depressione e incazzatura.
Depressione che derivava dal veder passare il tempo senza che in quella casa fosse stato mosso mezzo mattone; poi parlava con gli amici che non capivano, perché il loro tecnico aveva presentato alla svelta la documentazione e dopo 2-3 settimane erano partiti con i lavori.
A quel punto si incazzava, chiamava l'architetto ma lui riusciva sempre a calmarlo con le solite formule di rito.
Fino al giorno in cui il progetto venne definito in ogni sua parte.
Il cliente stavolta era contento: sembrava davvero un bel progetto, ogni ambiente pareva ben dimensionato e anche la disposizione dei mobili funzionava.
"Lunedì ho appuntamento in comune, in pratica una formalità. Mercoledì consegno e poi possiamo cominciare i lavori!"
Ahhhh, cominciamo i lavori!
La parola magica!
Erano passati più di due mesi e mezzo dalla prima volta che il cliente era stato nell'ufficio dell'architetto, aveva penato ma finalmente vedeva la luce: i lavori sarebbero cominciati presto, i muratori erano disponibili e per l'appunto proprio il lunedì avrebbero finito un lavoro in un altro cantiere.
Poi il lunedì, all'ora di pranzo, successe il finimondo.
Il cliente ricevette una telefonata dall'architetto:
"Guardi, sono appena uscito dal comune e dire che sono incazzato nero è poco!"
"Perché? Che è successo?"
"Ma non lo so, ho fatto vedere il progetto e il tecnico del comune ha cominciato a sollevare obiezioni: eh, ma qui ci vuole il parere del Genio Civile, di qua il progetto dell'impianto elettrico e poi anche quello dell'impianto idraulico. Ma tu guarda che rompicoglioni..."
"Ma scusi architetto, non aveva detto che non importava il Genio Civile?"
"Ma guarda, non ci vorrebbe, ma tanto dipende sempre che tecnico trovi. Io ho beccato l'Architetto Mattarella, un rompicoglioni da far paura..."
"Mattarella? Aspetta un attimo...me ne ha parlato il tecnico di un mio amico una sera a cena. Dice che per lui e per i suoi colleghi è il migliore in Comune. Certo, fa rispettare le regole, però è sempre disponibile e se dice una cosa è quella..."
"Ehm..."
"Architetto, non è che stavolta ha sbagliato lei?"
"Ohhh, ma come si permette? Io ho lavorato 3 settimane giorno e notte su questo progetto, finalmente sono arrivato ad una conclusione, questo burocrate mi mette i bastoni tra le ruote e lei sta dalla sua parte? Eh no, così no!"
"Così no lo dico io, caro architetto! Sono passati due mesi e mezzo, ancora non ha presentato la pratica in comune, va a parlare con un tecnico, viene preso a pesci in faccia e dice che non è colpa sua?
Io mi sarei anche rotto le palle, per cui se ci tiene a questo lavoro veda di provvedere a preparare il resto della documentazione e si rifaccia vivo quando è tutto pronto, va bene?"
Clic.
Passarono 4 giorni.
Come per magia l'architetto chiamò il cliente avvisandolo che tutta la documentazione tecnica, compreso il progetto strutturale, era pronta.
Il giorno dopo riuscì a presentare la pratica, ottenne il protocollo.
Erano passati 88 giorni da quella visita in studio.
I lavori potevano cominciare, il cliente finalmente poteva tirare un sospiro di sollievo ma qualcosa lo inquietava: vedere l'architetto bello baldanzoso, che faceva il fico e si vantava di aver sbrigato alla svelta le noie burocratiche, dopo tutto quello che era successo, non era un buon viatico per i lavori che dovevano cominciare.
Forse avrebbe dato il benservito all'architetto: in fondo l'acconto che gli aveva dato era più che sufficiente e una cosa del genere non avrebbe fatto cascare il mondo, né tantomeno fatto aumentare lo spread o crollare la borsa.
Si trattava solo di ristrutturare una casa, non di formare un governo.
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