venerdì 7 giugno 2013

MALEDETTA ARCHITETTURA (e maledetti architetti)

Parliamo d'architettura e di architetti?
Ogni tanto me ne scordo ma questo in teoria sarebbe il mio lavoro, anche se a dire il vero...vabbé, passiamo oltre.
Dunque.
Quali sono i luoghi comuni che riguardano gli architetti?
Si sentono troppo artisti, non hanno senso pratico, ti fanno spendere di più rispetto a un geometra, hanno la puzza sotto il naso ecc...
Luoghi comuni che mi mandano in bestia, ovvio.
Poi però mi capita di vedere opere come queste e mi cascano le palle.

http://www.archiportale.com/news/2013/06/case-interni/mediterrani-32-la-casa-disegnata-dall-architetto-daniel-isern_33866_53.html

Ok, lungi da me voler giudicare l'opera di un architetto ma alcune riflessioni proprio non riesco a trattenerle, sia sull'opera che sull'articolo.
Allora:
  • L'articolo è il classico scritto da architetti e destinato agli architetti, con i soliti termini che ti inculcano dal primo anno di università come "semplicità", "volumi puri", "dialogo tra esterno ed interno" (tralascio la pendenza vicina al 100%)
  • La casa parmi tutta la classica opera da rivista, bella ma non ti azzardare a lasciare un calzino per terra o una sedia fuori posto, insomma non ti azzardare a viverci perché sennò va tutto a puttane.
  • Nel 2013 una casa completamente in cemento armato è un qualcosa di tremendamente anacronistico, vecchio, superato, obsoleto. Provate a vivere in una casa dove d'inverno muori di freddo e d'estate di caldo (per chi non lo sapesse le pareti di cemento armato sono sinonimo di isolamento termico nullo, quindi d'inverno ti fanno uscire tutto il caldo e d'estate te lo fanno entrare) e poi mi direte...
    Non che sia un fan sfegatato della cosidetta casa a consumo zero (vedi casaclima), ma le questioni del contenimento energetico e dell'uso di materiali e tecniche di costruzione alternative (o tradizionali) dovrebbero essere una prerogativa per gli architetti.
    Invece no, ci si continua a gingillare con queste seghe mentali della leggerezza (mannaggia a Calvino e quando scrisse "Le città invisibili") ed altre amenità varie che non ci si accorge del fatto che gli architetti (o almeno le cosiddette archistar) progettano e realizzano solo in funzione del loro ego.
  • Io questa vista mozzafiato proprio non la vedo.
Recentemente mi domandavo come mai, negli ultimi anni di università, detestassi così tanto la facoltà di architettura, la progettazione, l'architettura contemporanea.
Pensavo dipendesse dai troppi esami, dal fatto che non vedessi mai la fine e che avevo voglia di finire e ricominciare a lavorare sul serio.
Mi sbagliavo.

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