Venti anni dopo.
Sabato 23 maggio 1992 - Capaci - Giovanni Falcone insieme a sua moglie e alla sua scorta rimangono uccisi in un attentato. La mafia pur di eliminarlo usò ben 500 kg di tritolo.
Oggi, a distanza di tutti questi anni, le solite commemorazioni con Falcone ormai elevato a rango di eroe (anche se quando era in vita in tanti lo insultavano).
Un eroe? Mah, in generale non credo a questa mitizzazione di persone purtroppo decedute, come se fosse un processo di beatificazione laico.
Beato il paese che non ha bisogno di eroi diceva qualcuno.
Purtroppo il popolo italiano ne ha bisogno, oggi più che mai.
Viene spontaneo quindi elevare a rango di eroe persone come Falcone, Borsellino e tanti altri servitori dello stato.
Ma chi è un eroe?
Un eroe me lo sono sempre immaginato come un personaggio sprezzante del pericolo, che non ha paura della morte ed è pronto a sacrificarsi per una causa nobile.
Ed allora mi viene da pensare che le persone appena citate non ci tenevano affatto a fare gli eroi, in fondo erano persone come tante altre, con le loro speranze ma anche con le tante paure e le angosce per una vita vissuta da "morti che camminano".
Penso che avrebbero rinunciato volentieri alla scorta, all'auto blindata, ai soggiorni forzati all'Asinara per preparare il maxi processo (perché a Palermo sterminavano il pool antimafia), alle continue minacce ed alla certezza che la mafia prima o poi li avrebbe uccisi.
Non deve essere stato facile convivere con certezze del genere, io me li sono sempre immaginati come persone sole, indifese e spesso impaurite. Ma allora perché non si sono fermati, perché non hanno gettato la spugna?
Senso dello stato.
Credo che la loro fede incrollabile nelle istituzioni e nella giustizia, malgrado più volte siano stati presi a pesci in faccia dalle istituzioni stesse (Saviano giustamente ricorda come Falcone abbia collezionato una serie impressionanti di sconfitte nella sua vita professionale), li abbia sorretti e convinti che ciò che stavano portando avanti era ciò che doveva essere fatto.
A loro rischio e pericolo.
Come tanti altri loro colleghi, Ambrosoli, Alessandrini, Coco, Galli, Montana, Cassarà, Chinnici e mi fermo qui perché purtroppo l'elenco è troppo lungo.
E' questo ciò che davvero ammiro in questi personaggi: riuscire, nonostante la paura, a portare avanti il proprio lavoro, credendoci fino in fondo, di rappresentanti dello stato, anche se questo latita e finisce per lasciarli soli.
La lotta alla mafia non ha bisogno di eroi ma bensì di persone che riescano con i fatti a smontare il totem mafioso e a far capire alla gente che lo stato esiste.
Come ha fatto Falcone.
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