martedì 11 settembre 2012

IL MIO 11 SETTEMBRE

Quanti 11 settembre esistono e quanti ce ne ricordiamo?
Io sarò onesto, ne conosco due e ne ricordo uno.
Logico che ricordi quello di 11 anni fa a New York, vissuto in diretta in un pomeriggio di fine estate fiorentina, mentre chiacchieravo amabilmente con la mia fidanzata (ora moglie) ed una nostra amica.
Una telefonata per dirmi di accendere la tv e tutto cambiò.
E chi se la scorda una giornata come quella?
Poi ne conosco un altro, quello di 39 anni fa a Santiago del Cile.
Non l'ho vissuto direttamente, sono nato all'incirca un anno dopo, ma il fatto che mio padre mi abbia chiamato come Allende me lo ha sempre reso un giorno diverso dagli altri...
Che dire?
Se c'è una cosa che detesto è il fatto che, puntualmente ogni anno quando si arriva a questa data, ci sia sempre quello che deve puntualizzare.
Si ricordano le torri gemelle? Ecco che salta fuori il tizio del "Eh ma perché non parlate del colpo di stato di Pinochet? I soliti faziosi..."
Si ricorda il Cile? Ecco che qualcuno deve specificare con "Siete i soliti antiamericani, appoggiate i terroristi e bla bla bla...".
Poi è logico che il ricordo delle torri gemelle sia più vivo, vuoi perché più recente, vuoi perché la copertura dei mezzi d'informazione fu così massiccia che praticamente vivemmo l'evento in diretta e da più punti di vista...
In una giornata come questa quindi preferisco non puntualizzare ma ricordare, non voler fare paragoni ma solo cercare di spiegare.
Ognuno lo viva come crede meglio, io personalmente quello del 1973 lo sento di più ma logicamente il discorso esula dalla storia. 
E' come se, in un certo senso, quel giorno avessi cominciato a vivere.
Saluti a tutti.
PS. Riporto qui sotto le ultime parole di Salvador Allende al popolo cileno e ringrazio ancora una volta mio padre per avermi dato questo nome...

"Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi.
La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes.
Le mie parole non contengono amarezza bensì disinganno.
Che siano esse un castigo morale per coloro che hanno tradito il giuramento: soldati del Cile, comandanti in capo titolari, l’ammiraglio Merino, che si è autodesignato comandante dell’Armata, oltre al signor Mendoza, vile generale che solo ieri manifestava fedeltà e lealtà al Governo, e che si è anche autonominato Direttore Generale dei carabinieri.
Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò!
Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo.
E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente.
Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza.
La storia è nostra e la fanno i popoli.
Lavoratori della mia Patria: voglio ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece.

In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi.
Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini.
Mi rivolgo ai professionisti della Patria, ai professionisti patrioti che continuarono a lavorare contro la sedizione auspicata dalle associazioni di professionisti, dalle associazioni classiste che difesero anche i vantaggi di una società capitalista.
Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta.
Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere.
Erano d’accordo.

La storia li giudicherà.
Sicuramente Radio Magallanes sarà zittita e il metallo tranquillo della mia voce non vi giungerà più.
Non importa.
Continuerete a sentirla.
Starò sempre insieme a voi.
Perlomeno il mio ricordo sarà quello di un uomo degno che fu leale con la Patria.
Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi.
Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi.
Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino.
Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi.
Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.
Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà vano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento."
Santiago del Cile, 11 Settembre 1973.

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