Premessa: quello che state per leggere è un raccontino che ho scritto alcune settimane fa per partecipare ad un concorso; la storia è molto semplice: il protagonista Sebastiano scrive al suo amico Stefano per consolarlo, ma non solo, dopo la fine della storia con Marta.
Nessun cenno autobiografico, solo ed esclusivamente fantasia, paranoie a parte.
Buona lettura!
LETTERA #22
Ciao Stefano,
ti scrivo questa ennesima e-mail
dopo le tante che ti ho spedito negli ultimi giorni; per curiosità
mi sono messo a contarle e sono già arrivato a 22 in poco più di un
mese.
Lo so, sarebbe stato meglio
vedersi di persona, purtroppo questo maledetto lavoro mi porta via
tanto, troppo tempo facendomi rientrare tutte le sere verso le
undici.
Per fortuna ci siamo sentiti più
volte ed allora ho potuto capire qualcosa, anzi molto.
Sono stati giorni particolari,
dove ho preferito assecondarti, lasciarti sfogare e ascoltarti.
Quando finisce una storia così importante come è stata quella con
Marta è logico che nei primi tempi uno si debba liberare da tutto lo
stress e dalla rabbia che inevitabilmente ha accumulato.
Voglio dire, cinque anni non si
cancellano così facilmente in pochi giorni, e poi vivevate insieme,
condividevate tutta la giornata...insomma, era giusto che me ne
stessi in silenzio ad ascoltarti.
Visto però che ora è passato un
po' di tempo, per la precisione un paio di mesi, e voi due piano
piano state “elaborando il lutto”, penso che sia giunto il
momento di dirti quello che penso e che ho sempre pensato su Marta.
Come ben saprai, già quando
cinque anni fa conoscesti Marta, non è che mi facesse proprio
impazzire tanto per usare un eufemismo; brava ragazza, su questo non
ci piove, ma c'era qualcosa che non mi convinceva.
Ti conosco benissimo da una vita,
il tuo carattere, i tuoi punti deboli, le tue passioni e più pensavo
a tutto questo e più vedevo Marta come una sorta di corpo estraneo
al tuo io.
Certo, un corpo davvero niente
male (ma si, siamo tra uomini e quindi possiamo evitare il
“Politically correct” una volta tanto), davvero una bella
ragazza, da come mi dicevi trovaste subito un'ottima intesa
sessuale...ma questo poteva valere per i primi tempi quando la
passione vi divorava e ve ne stavate sempre a letto, ma poi?
Poi il rapporto doveva per forza
evolversi e qui sono cominciate a venir fuori le prime incongruenze.
Per te, giustamente, erano di
poco conto, per me no.
Partiamo, per esempio, dalla
musica.
Conosco benissimo la tua, anzi la
nostra passione per tutto ciò che venga strimpellato con una
chitarra o con qualsiasi altro strumento, anche scordato. Una
passione che ci portiamo da quando avevamo 14 anni, quando passavamo
giornate intere nei negozi di dischi anche senza comprare niente,
trattavamo come cimeli quei pochi che potevano diventare nostri,
stavamo giornate intere ad ascoltare passaggi e fraseggi musicali di
canzoni come “Supper's ready” o “Stairway to heaven”.
E quante volte, tu con la
chitarra ed io con la batteria, provavamo “Aqualung” in sala
prove anche se mancavano tutti gli altri strumenti e improvvisavamo
il testo in un inglese maccheronico tranne quando dice “Aqualung my
friend” o “A cup of tea”?
Bene, arriva lei e naturalmente
sull'argomento ci tiene a specificare che ascolta ogni genere di
musica: “Oh poffarbacco, a quanto pare Stefano ha trovato una vera
e propria encicolpedia musicale! Magari anche lei non sopporterà
Captain Beefheart...chissà...” penso tra me e me.
Comincio ad approfondire il
discorso ed allora spiegami un po' cosa significa questo concetto se
poi mi finisce col citare Biagio Antonacci ed i Queen oltre a De
André perché ormai è obbligatorio ascoltarlo se vuoi passare da
persona intelligente.
E poi anche Gaber, certo, anche
se non mi tolgo dalla mente che se gli avessi chiesto una sua canzone
mi avrebbe citato solo i versi “La libertà non è uno spazio
libero, libertà è partecipazione!”, ma questo è un altro
discorso.
Poi, certo, il fatto di
confondere Dire Straits con Eagles non aiutava ma soprattutto non
c'era la volontà da parte sua di voler provare ad esplorare questo
mondo meraviglioso.
E' mai venuta a qualche concerto
insieme a te? Per esempio al concerto dei Genesis a Roma nel 2007?
Macché, lei tranquilla a casa, tu in mezzo al Circo Massimo pieno di
polvere e cotto dalla giornata caldissima ma stracontento per aver
visto, per l'ultima volta, il tuo gruppo preferito. Poi torni a casa
e...zero domande a parte “Ma poi l'hanno suonata One more night?”.
“Amore, One more night è di
Phil Collins solista...”
“Vabbé, che differenza ci sarà mai...”
“Vabbé, che differenza ci sarà mai...”
Già una frase come questa
avrebbe dovuto farti capire che non era aria di continuare, ma tu no,
duro come le pine verdi hai continuato imperterrito e innamorato.
Poi poi poi, andiamo avanti.
Tra tutte le ragazze che potevi
trovare in questo mondo, ma proprio una senza appetito sei andato a
sceglierti, ma come hai potuto???
“E il grasso del prosciutto non
mi piace, e il lampredotto solo a pensare con cosa è fatto mi fa
venire il voltastomaco, e la trippa non mi piace, e questo fa
ingrassare, e i carboidrati vanno bene solo a pranzo, e la dieta
dissociata...” e che due coglioni aggiungo io!
Poi come se non bastasse è
diventata pure vegetariana, il che non rappresenta certo un peccato
mortale o un delitto agghiacciante; il guaio però è che si è
sentita in dovere di convincere pure te, naturalmente riuscendoci
anche se non so ancora come abbia fatto.
Ed allora, mossi quasi a
compassione (sto scherzando)decidemmo di seguirvi almeno per una
sera.
Però...mamma mia che serata
triste quella sera che andammo al ristorante vegetariano! Cioè, io
mangiai anche bene, ma ricordo benissimo il tuo sguardo smarrito in
mezzo a quei timballi e a quegli sformati, forse cercavi un surrogato
o un qualcosa che ricordasse vagamente una braciola o una fetta di
prosciutto o una cotolettina, chissà...
Inoltre, come se non bastasse, ti
aveva tolto anche il vino da tavola, senza darti troppe spiegazioni.
Certo, lei era astemia, beveva
sempre e solo acqua, addirittura girava con la bottiglietta sempre
nella borsa (mai fidarsi di chi tiene una bottiglietta d'acqua in
borsa, lo sai, vero?) e questo doveva farti capire qualcosa perché,
come diceva Baudelaire (o Morgan?) “Chi beve solo acqua ha qualcosa
da nascondere!”.
Evidentemente doveva avere una
vita parallela a te sconosciuta (Spia del kgb? Terzino della Spal?
Bassista in una cover band di Ligabue?) vista la quantità
industriale di acqua che si scolava, in pratica era un'idrovora
umana. E dato che ti voleva bene ecco che dalla vostra dispensa
sparirono: vino rosso, vino bianco, vino rosé, bibite gassate ivi
compreso il chinotto (spero per te che tu abbia ricominciato a berlo,
non si può vivere senza!), la spuma ed anche la birra.
A proposito, com'era mangiare la
pizza bevendo acqua?
Giunti a questo punto però ti
devo chiedere scusa, mi sembra di esagerare un po' nei giudizi.
Ok, non mi è mai rimasta
simpatica e forse avrei dovuto dirti queste cose negli anni scorsi,
ma in fondo ti vedevo felice con lei e quindi pensavo di sbagliarmi
per certe mie opinioni.
“Ma alla fine dei conti se lui
è felice, chi diavolo sono io per dovergli far notare certi
particolari?”, questo mi ripetevo più volte.
Inoltre con Marta sono partito
con il piede sbagliato; ricordi quando passai da casa tua (in cui lei
si era subito insediata) e parlammo di una cena insieme?
Beh, a un certo punto mentre tu
eri al telefono tra di noi calò un silenzio abbastanza imbarazzante
ed io, da bravo “ragazzo timido ed impacciato che per fare il
simpatico se ne esce fuori con una bella gaffe”, me ne uscii fuori
con una bella frase del menga.
“Senti Marta, visto che siamo
noi tre a cena...che ne diresti di portare un'amica?”
“Perché?”
“No, niente, è solo
che...cioè...giusto per non rimanere a reggere il lume per tutta la
sera...no?”
“No!”
“Ah, ok, come non detto...”
Silenzio.
Clic.
In quel momento riattaccasti la
cornetta del telefono e tornasti da noi; Marta, con un repentino
cambio d'umore si autostampò un sorriso sulle labbra così che tu
non sospettasti di niente, io capii di aver fatto una bella
figuraccia ed evitai di dirti quello che era successo.
La cena poi manco la facemmo, a
dirti la verità accentuai l'attacco di raffreddore che mi aveva
debilitato un po' e mi spacciai per malato; inutile dire che il “va
bene, risentiamoci quando guarisci almeno la facciamo questa cena”
è rimasto solo un vago proposito e niente più.
Quell'episodio, non capisco
perché però è così, ha scavato un solco bello profondo tra me e
lei, e quindi anche con te, che c'ha tenuti distanti per un bel po'
di tempo.
Naturalmente ci vedevamo tutti
insieme, uscivamo insieme, i rapporti erano cordiali, ma mi sarebbe
piaciuto un rapporto diverso con la ragazza del mio migliore amico.
In teoria.
In pratica me ne importava il
giusto, anche perché tanti lati di lei continuavano a farmi saltare
i nervi e di questo ne abbiamo già parlato.
Ah no, mi ero scordato di quanto
mi infastidisse il suo modo di parlare: a parte il tono da maestrina,
su cui si può soprassedere, erano certe sue espressioni che mi
mandavano in bestia.
Innanzitutto l'uso scorretto,
ahimè diventato di uso comune, del “piuttosto che” che lei
adorava:
“Siii, mi piace Coelho
piuttosto che quello che ha scritto Il cacciatore di aquiloni
piuttosto che...”
All'inizio non capivo...cos'era
quest'uso scorretto e irritante del “piuttosto che”? Ma non gli
piacevano sia i libri di Coelho che “Il cacciatore di aquilani”?
E allora perché non dice “Mi piacciono i libri di Coelho e ecc...
E poi, l'abuso continuo di
termini come “quant'altro”, “vecchie lire”, “attimino” o
peggio ancora il ricorso a quelli anglosassoni come
“misunderstanding” o “location”.
Mamma mia, non sai quante volte
mi sono morso la lingua, ho contato fino a 11 per non dire quello che
pensavo.
Meglio così alla fine, la mia
natura profondamente intollerante avrebbe preso il sopravvento e
sicuramente oggi noi non saremmo qui a parlarci ancora, seppur solo
via e-mail o per telefono.
Meglio così anche perché, alla
fine, avevo capito che stare con Marta ti faceva pure bene.
Eh si caro amico mio, finora ho
parlato dei suoi difetti ma anche tu non sei da meno!
Testardo, e questo te l'ho già
detto prima, lunatico e spesso pigro da far paura.
Se non altro Marta ti spronava a
dare il massimo nelle cose che facevi, sia negli studi universitari
quando ti perdevi in esami apparentemente semplici, sia nella musica
quando ti intestardivi nel suonare in una cover band di Ligabue
nonostante tu lo detestassi.
“Preferisco suonare in una
cover band di Ligabue che in una dei Genesis, almeno per me che sono
tastierista il lavoro è minore...faccio i miei concertini, mi pagano
quantomeno la bevuta e suono tranquillo pensando ai fatti miei...”
Mannaggia a te e alla tua
pigrizia, di sicuro il tuo vizio peggiore, quello che proprio non
sopporto: sei un ragazzo in gamba, simpatico, sveglio, intelligente,
hai un talento speciale per la musica che non vuoi coltivare...eppure
rimani sempre una sorta di eterna promessa, uno dal potenziale enorme
che però non ne vuol sapere di esplodere.
Hai presente quei giudizi
stereotipati che i professori davano ai nostri genitori durante i
colloqui?
“Ehhhh, è un ragazzo in gamba,
molto vispo, però non si applica...se solo volesse non avrebbe
nessun problema!”
Ecco, se a quell'età facevano
sorridere, anche perché è sacrosanto non applicarsi negli studi a
14 anni, oggi dovrebbero quantomeno farti riflettere!
Mi fermo qui, se tu sei un pigro
io a volte ho il vizio di mettermi su un piedistallo e giudicare
troppo le persone che mi stanno accanto come se fossi una sorta di
Dio in terra.
Sbaglio, lo so, ma anche questo è
un lato del mio carattere e se dopo tutti questi anni che ci
conosciamo ancora non mi hai mandato a quel paese, beh, vuol dire che
riesci a passarci sopra.
Insomma, tornando all'oggetto di
questa e-mail...
Sono ormai passati un paio di
mesi buoni da quando tu e Marta vi siete lasciati e ribadisco un
concetto: non eravate fatti per stare insieme ed avete fatto bene a
lasciarvi.
Lo so, è stato doloroso, tutti
questi anni passati insieme hanno lasciato il segno sia in te che in
lei, ma troppe cose vi dividevano e soprattutto non c'era la volontà,
da parte sua ma anche tua, di andare oltre e provare crescere
insieme.
E poi una cosa l'ho notata: la
fine di questo rapporto ti ha come dato un bel calcio nel sedere,
forse è stata una sorta di reazione d'orgoglio per dimostrare, in
primis a te stesso, che sei vivo, fatto sta che ti vedo molto più
attivo e spero per te che questa fiamma che ti si è accesa dentro
non si spenga presto...
Con questo ti saluto, mi scuso
con te per la durata forse eccessiva e per averti tediato con i miei
pistolotti e con le mie paranoie su Marta, ma sei il mio miglior
amico e ci tenevo a dirti quello che pensavo.
La prossima volta, giuro, non mi
ridurrò alla fine a dirtele.
Ti saluto.
Un carissimo abbraccio
Sebastiano
PS. Ah, dimenticavo una cosa: io
e Marta un paio di settimane fa siamo usciti insieme. Per farla breve
siamo finiti a letto insieme e da allora abbiamo cominciato a
frequentarci.
Ma di questo, forse, è meglio se
ne parliamo un'altra volta.
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