Mi sembra davvero strano siano passati già vent'anni.
Una vita fa.
Ricordo la mattina in pullman, gli occhi mezzi chiusi dal sonno, una locandina de La Nazione: "ESPLOSIONE UFFIZI. FUGA DI GAS" (O giù di lì, non posso ricordarla esattamente).
Poi niente, la scuola, le ultime interrogazioni, i cinque da far diventar sei, la solita vita da studenti tanto per farla breve; finché qualcuno, non ricordo chi, se ne uscì fuori che l'esplosione era stata causata da una bomba.
Una bomba?
A Firenze?
E perché mai?
Chi avrebbe mai potuto compiere un gesto del genere?
Il terrorismo ormai era solo un lontano ricordo che, per fortuna, la mia generazione non aveva vissuto direttamente. Chi altri allora? Un mitomane?
Il giorno, tornato a casa, seguendo il telegiornale salta fuori che la bomba l'aveva messa la mafia.
Cosa?
No no no, aspetta!
Che c'entra la mafia con Firenze? La mafia è in Sicilia, mette lì le bombe, compie lì gli attentati. Dai, negli anni precedenti ne erano usciti di film sulla mafia: tutti ambientati la e tutti pieni di agguati, mitra, killer sanguinari...
Ma no, Firenze non c'entra niente, Firenze è estranea a questo mondo, Firenze è una città tranquilla...
E invece no.
Tutto vero.
La mafia alzava la voce. Non bastavano gli omicidi eccellenti, le bombe di Capaci e via D'Amelio, no. C'era da far capire a chi di dovere che qualcuno doveva parlare con loro, stabilire contatti, collaborare, scendere a patti. E per far questo decisero di uscire dall'isola, colpendo direttamente nelle città più importanti della penisola.
Firenze fu una di queste.
Sarò sincero.
All'epoca, a parte lo sgomento che provai sul momento e il giorno dopo, quando con un mio compagno di classe arrivammo in motorino vicino al luogo dell'attentato, la mia vita non subì particolari traumi: pensavo alle ragazze, alla musica, agli amici.
Potenza dei 19 anni.
Solo a distanza di anni ho capito che periodo abbiamo passato, tra attentati mafiosi, riusciti e non (basti pensare a quello fallito allo stadio olimpico che avrebbe causato una vera e propria ecatombe), crolli di una classe politica, arresti e suicidi eccellenti e rischi di colpo di stato.
Tornando all'attentato. Pochi anni dopo una sera ripassai da via Lambertesca; non c'era nessuno, un silenzio irreale per essere nel centro di Firenze. Davanti al palazzo restaurato, ma dove si era deciso di lasciare la traccia dell'attentato, una pianta d'olivo.
Era tutto così tranquillo...
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