lunedì 11 aprile 2011

NOI CHE QUESTO BEL PAIO DI...

Consiglio: se davvero volete farmi saltare i nervi un sistema sicuro è quello di leggermi i famosi "Noi che...".

E' inutile, mi hanno sempre dato sui nervi, forse perché la prima volta che mi giunsero via e-mail erano in un powerpoint fatto male, odioso, smielato  che aveva l'unico intento di far dire alla fine "Ehhhh, che tempi...".

Allora, si parte dal presupposto che per ogni persona l'età più bella è quella dell'infanzia; pensi solo a divertirti, hai tutta la vita davanti, giustamente non ti stai ad angustiare per i tanti piccoli problemi che rovinano i grandi ecc....
E' logico poi che, con il passare del tempo, capisci in che mondo viviamo, diventi disilluso, realizzi che nella vita oltre al divertimento ci sono anche tanti problemi da risolvere e che non ci saranno sempre i genitori a darti una mano...in una parola, cresci.

A quel punto scatta un meccanismo perverso ed odioso.

Odi il periodo in cui stai vivendo da adulto perché ne vedi tutti i difetti.
Ritorni a pensare alla tua infanzia e decidi che, nel corso della storia dell'umanità, è stato il periodo più bello in assoluto.
Pensi che questo sia un periodo orrendo in cui crescere e compatisci i bambini per la sfiga che gli è capitata.

Ecco allora che spuntano fuori come funghi tutti questi "Noi che...", a volte mielosi e patetici, spesso esatti ma che comunque nascondono delle verità scomode che non vogliamo vedere.
Il concetto è rivolto sopratutto ai nuovi giovani da parte di quelli che giovani non sono più ma che non si vogliono arrendere e si inventano la balla del "mi sento giovane dentro" anche se di anni ne stanno per compiere 50 e più.
I "Noi che..." sono solo una forma più elaborata ed infiocchettata dei famosi "Ehhh, i giovani d'oggi, ai miei tempi mica ci s'aveva il motorino, mica ci s'aveva la bicicletta, eppure ci si divertiva uguale, anzi anche di più...". Questi erano i discorsi che i "matusa" mi rivolgevano quando ero giovane (sembra strano ma lo sono stato anch'io, poi per fortuna sono cresciuto....) perché commettevo il peccato di possedere una bicicletta o un motorino e devo dire che tali discorsi mi annoiavano assai.
Più che altro lasciavano il tempo che trovavano perché non erano tanto critiche a noi giovani quanto celebrazione di loro matusa, quindi un qualcosa di assolutamente autoreferenziale e quindi superfluo.

Ciò che mi da davvero fastidio di tutto questo però è che alla fine la generazione più giovane, quella che viene esclusa dai "Noi che..." risulta becca e bastonata.

Allora, non solo i giovani di oggi non possono passare un'infanzia spensierata come la nostra, e non per causa loro (poi ci arriviamo), ma devono anche sentirsi in colpa per questo.
Il concetto che si vuol far passare è che noi siamo stati bambini diversi ed in un certo senso migliori di quelli attuali, forse perché riuscivamo a divertirci con poco; eppure sappiamo che non è così perché, da che mondo è mondo, TUTTI I BAMBINI RIESCONO A DIVERTIRSI CON POCO, basta lasciarglielo fare.

Se un bambino, sin da piccolo, lo riempi di tonnellate di giochi, elettronici o meno, facendolo giocare SOLO ED ESCLUSIVAMENTE con quelli, è logico che si abituerà a quella dimensione.
E' logico che se il bambino viene abituato subito a Game Boy, cartoni animati a raffica e ad altre amenità varie, poi non gli verrà spontaneo divertirsi con poche cose come facevamo noi.
Ed ancora...noi abbiamo avuto la fortuna di giocare tranquilli e beati fuori per strada e quasi rinfacciamo ai bambini di oggi di stare troppo in casa ecc.....ma dove vanno a giocare?????
Il bello dei bambini è che si creano gli spazi per giocare, spazi tutti loro che magari non vengono capiti dalla maggior parte dei grandi; io per esempio ho giocato tantissime volte a pallone in un campetto dove non c'era un filo d'erba, il terreno era pieno di sassi, in pendenza, con una quercia nel mezzo del campo e con una foresta di pini da una parte, praticamente un campo adatto alla pallastrada di benniana memoria. A me piaceva.
Oppure tanti hanno giocato per strada visto che all'epoca il traffico non era poi così insostenibile, ma provate a lasciarli adesso per strada a giocare, in mezzo a tutte quelle macchine parcheggiate e a quelle che passano a tutta velocità, guidate magari dagli stessi che poi sospirano leggendo i "Noi che.....". Ed allora ecco che vengono spediti, accompagnati dai genitori, in quei parchi appositi, creati dai grandi pensando AI bambini e non DA bambini, delle vere e proprie riserve come accadeva ai tempi degli indiani. Bello.

Insomma, gli abbiamo tolto tutto a questi ragazzi, gli spazi per giocare, l'immaginazione per crearseli, gli stiamo attaccando tutte le fobie peggiori, li sovreccitiamo riempendoli di attività fin dalla tenera età e poi dobbiamo anche sfotterli perché non riescono a divertirsi come facevamo noi????

Come scrivevo poc'anzi, becchi e bastonati.

Tutto molto bello, non c'è che dire.

FINE

Nessun commento:

Posta un commento