Oggi 21 giugno, inizio d'estate (anche se un mio amico pensava che in fondo da oggi cominciava l'inverno...niente male come teoria...), dovrei forse scrivere qualcosa a riguardo.
Visto e considerato però che io l'estate la detesto abbastanza, sopratutto da quando in macchina non mi funziona l'aria condizionata e da quando hanno montato un ponteggio vicino all'ufficio che ha portato via gli unici posti all'ombra, non ne parlerò assolutamente, anche perché stamani un mio caro amico d'infanzia mi ha ricordato un compleanno particolare.
Parliamo di calcio e quindi, visto che non sono uno sportivo ma un fanatico, di Juventus.
Non posso non farlo oggi che è il compleanno del suo giocatore più forte di tutti i tempi, che ho avuto la fortuna di veder giocare (anche se solo dalla tv) e che ha contribuito a farmi amare questo sport.
E' il compleanno di Michel Platinì.
Come ho appena detto è anche grazie a lui che mi sono innamorato del calcio (passione che comunque col tempo si è affievolita) ma sopratutto di quelle maglie con le strisce bianconere di cui lui portava il numero 10.
Ecco, lui è stato uno dei numeri 10 per eccellenza, sicuramente Quello della Juventus. PUNTO.
Nel calcio il Numero10, anche se oggi i numeri arrivano fino a 99 e non ci si capisce più un'acca, di solito è il riferimento della squadra. E' quello con i piedi buoni, che può risolvere la partita con un tiro, una punizione, un lancio, un assist; è colui che delizia il pubblico giustificando il prezzo del biglietto, è l'idolo dei propri tifosi perché li manda in sollucchero e, in generale, è rispettato da tutti perché quando uno è forte è forte.
Alla Juventus i fuoriclasse sono di casa, poco da dire. Nei miei 30 anni di tifo ho visto, in quel ruolo, Platinì, Baggio, Del Piero ed anche Zidane; tutti grandissimi, ma Michel rimane sempre L'Unico ed Inimitabile.
Aveva tutto. Grande intelligenza tattica e piedi buoni che gli permettevano di giocare da fermo con anche un po' di pancetta, un senso del gol da centravanti (per tre anni vinse la classifica cannonieri), leader in campo e negllo spogliatoio, una certa anarchia nei comportamenti (l'ostinazione a giocare sempre con la maglia fuori dai pantaloncini e a non mettere mai i parastinchi) ed un carattere che lo distingueva da tutti gli altri per arguzia ed intelligenza (difficile sentire da lui le classiche banalità dei calciatori).
Era bello da veder giocare (se ripenso che in un campionato in Italia giocavano lui, Zico, Maradona e Falcao...altro che Totti ed Ibrahimovic...), ti mandava in estasi quando calciava le sue punizioni (spesso alla Roma) che scavalcavano la barriera lasciando di stucco il portiere che non poteva altro che riprendere la palla in fondo alla rete. Pura poesia, ecco cos'era.
La Juve con lui diventò davvero grandissima e lui per tre anni consecutivi vinse il pallone d'oro come miglior calciatore europeo.
Poi qualcosa si ruppe. A Bruxelles. Trentanovi morti prima della finale Juventus-Liverpool, la partita giocata ugualmente in un clima surreale e la Juve che vinse per 1-0 con un rigore inesistente (ma tanto a quel punto...).
"Quando al circo muore il trapezista entrano i clown"
Questo fu il suo commento, lapidario, crudele, forse blasfemo ma tristemente reale.
Da quel giorno cominciò a non amare più quel mondo, nel campionato successivo cominciò la fase calante anche se vinse il suo ultimo scudetto e l'anno successivo decise si ritirarsi, a soli 32 anni quando averebbe potuto tranquillamente andare avanti per altri 3-4 anni buoni. Ma non ne aveva più voglia.
Era il 1987. La Juve smise di vincere, ci vollero altri 8 anni prima di conquistare un altro scudetto, praticamente un'eternità. Il vuoto lasciato dal suo ritiro per anni fu incolmabile che neanche un altro mito come Roberto Baggio riempì (malignamente Platinì lo definì un 9 e mezzo).
Concludo con un piccolo dettaglio. Platinì venne acquistato nel 1982, su ordine preciso dell'Avvocato Agnelli, e pagato la miseria di 300 milioni, in pratica l'affare più grande di tutta la storia del calcio ed infatti lo stesso Avvocato qualche tempo dopo commentò: "L'abbiamo pagato un tozzo di pane e ci abbiamo messo sopra il caviale...".
Questo era Michel Platinì, mio grande idolo d'infanzia, insieme a Scirea l'uomo simbolo della Juve di tutti i tempi...io ho avuto la fortuna di vederli giocare entrambi (e poi mi si chiede come faccio a tifare Juve...).
Tanti auguri Michel!
ma sì, ci piacciono Scirea, Platinì, Del Piero e anche altri...MA LA JUVE NO E NO!!!!!!!
RispondiEliminaHihihihihi, lo sapevo che prima o poi qualche tifoso/a viola avrebbe commentato....
RispondiEliminaComunque i vari Scirea, Platinì, Del Piero, Zidane, Tardelli, Furino, Cabrini, Zoff e chi più ne ha più ne metta SONO LA JUVE, per cui....