Lo so che ultimamente vado solo a ripescare negli annali e non parlo di altro, ma come dimenticare una tragedia come quella del Vajont? Tra l'altro tutta la vicenda, cominciata verso la fine degli anni '20 con la politica autarchica del Duce volta all'indipendenza energetica, mi ha sempre appassionato, in particolare dopo la bellissima rappresentazione teatrale di Marco Paolini del 9 ottobre 1997, quando direttamente dalla diga del Vajont incollò me e tantissime altre persone davanti alla tv per tre ore.
Come dalla diga?
Giusto, specifico meglio: non dalla diga ma da dentro la diga...già, perché la causa della sciagura non fu certo un cedimento strutturale del serbatoio artificiale, che ancora sta lì in tutta la sua magnificienza (perché, lasciatemelo dire anche da Architetto, è una splendida opera di ingegneria come solo noi italiani sapevamo fare un tempo), ma semplicemente un "pezzo di montagna" scivolò dentro l'acqua facendola uscire fuori.
Da cui alcuni dati:
-) Il "pezzo di montagna" era circa 270 milioni di metri cubi, si staccò tutto insieme dalla montagna e scivolò nell'acqua a più di 100 km/h.
-) L'onda che si innalzò da tale contatto si divise in tre parti, di cui quella più imponente (50 milioni di metri cubi per un altezza di 30 metri) attraversò la gola andando a cascare nel letto del Piave e cancellando Longarone ed altre frazioni.
-) Quando l'onda entrò nella gola causò un pauroso spostamento d'aria dell'intensità pari a quella della bomba atomica di Hiroshima (e fu questo che causò la maggior parte dei morti, per l'esattezza 1918 se non ricordo male).
Di dati ne avrei ancora tantissimi (e se ci fate un salto capirete) ma, visto che sul posto ci sono stato più volte, vorrei sottolineare le sensazioni che si provano...
Tanto per cominciare arrivi a Longarone, vedi quella gola strettissima con in mezzo quel triangolo e ti prende subito un moto di angoscia: è bella, bellissima, però a me metteva anche paura, forse perché era un giornata grigia di pieno inverno con tanto di nebbia.
Poi arrivi lì e smetti di capire perché il tutto va oltre la comprensione.
Parcheggi la macchina, scendi, cammini, vedi un mondo fatto di strade, sentieri, sassi, terra, alberi, cespugli...tutto normale? Si, fino a quando non alzi la testa e vedi questo...
E allora ti ricordi di quello che diceva Paolini, ovvero che in pochi secondi un mondo intero si staccò tutto insieme e rotolò dentro all'invaso; il suolo su cui camminiamo oggi 50 anni fa era attaccato alla montagna e lì sarebbe rimasto per millenni se qualcuno non fose andato a stuzzicarlo.
Parafrasando Celentano, la dove c'era l'acqua, tanta tantissima acqua, oggi c'è solo terra caduta giù dalla montagna. E' uno spettacolo che ti sconvolge e ti lascia muto, non hai parole perché non puoi capire un qualcosa che va oltre a tutto ciò che un essere umano può comprendere.
Guardi il Monte Toc spogliato e denudato da una parte, dall'altra il Monte Salta con una stratificazione geologica completamente ridisegnata dal passaggio dell'onda che andò poi a cancellare Longarone...
Ritorni giù a Longarone, all'epoca una classica cittadina graziosa ai piedi della montagna, oggi una città ferita, ricostruita con le migliori intenzioni (la Chiesa di Michelucci è molto bella) ma purtroppo traumatizzata e incapace di tornare a vivere.
Leggi le testimonianze dei pochi che sono sopravvissuti e tutti ricordano un particolare: il rumore, un rumore diverso da tutti gli altri, non si può descrivere ma da allora in tanti continuano a sentirlo tutte le notti...
E poi rimani lì da solo e, nonostante tutte le volte che hai visto la rappresentazione di Paolini e nonostante tutti i libri e le pagine internet lette, ancora incapace di realizzare e di capire l'entità di questa sciagura, provocata solo e solamente dall'uomo.
Ci sono le parole, queste si, che uno di quei posti come Marco Paolini ha scritto appositamente per quella rappresentazione di cui ho parlato più volte in questo post, di cui metto il video in fondo e che vi consiglio vivamente di guardare (da evitare come la peste il film di Martinelli)...in questo passo parla proprio del momento della sciagura a Longarone:
"La diga!
Quattro minuti...
"E cascà. la dig...".
Quattro minuti da quando l'acqua salta la diga a quando arriva a Longarone... Corre a 80 all'ora dentro quella gola, l'acqua. Irrompe come un treno in corsa, grande come cinquemila treni uno dentro l'altro!
Quattro minuti per decidere come muori o come vivi... "Via, a piedi, su per la montagna, corri, corri...". Via! Quelli che prendono la macchina, .quelli che ciapa il motorin... "Aspettami, vigliacco...". Quelli che prendono a piedi su per la montagna, che par che non ce la faranno mai, so no gli unici che si salvano. E trema tutto... "Aspetta, vigliacco!". E cominciano a volar i coppi. Cosa fai?.. Quelli che vanno a casa...
"Dove vai tu?".
"Vado a svegliarli...". Chi svegli?
Dove li metti?
In cantina ?
In soffitta ?
Sei matto?
E da chi vai?
Dalla morosa... Dai genitori?
Chi devi salvar per primo?
E i genitori: quanti figli? Due a testa... "Via cari, via cari...". Insieme... "E la gatta?". "Va ti". "No, ti aspetto...". "No, vai tu che sei giovane!". "No, ti aspetto, sbrigati!". "Vai! Cristo!". "Non ce la faccio... Non ce la faccio... Vai tu, vai tu... Corri fuori...".
E intanto s'intorbidisce l'aria... Comincia a tremar la terra, a volare travi, careghe, e spacca le antenne e spacca i rami... E tutto torbido, torbido, torbido... questo rumore... Vento che ti assorda e la terra che ti trema sotto i piedi... E lo capisci che sta arrivando acqua, perchè c'è l'odor dell'acqua...
"Da dove arriva che non capisco... Non capisco... più niente...".
Come esser sulle rotaie quando arriva un treno... Ti sposti dalle rotaie quando arriva un treno? Lo senti che sta arrivando il treno, e vicinissimo, ma qua non ti puoi togliere... Comunque sei sulle rotaie... E quello che sta arrivando e molto grande... Molto grande: io voglio vivere! Ci pensa l'aria. All'uscita della gola del Vajont, davanti all'acqua in corsa, ci pensa l'aria a toglierti ogni speranza. Compressa dall'acqua che corre dentro quel binario che adesso e la gola del Vajont raggiunge la forza, la pressione di due bombe atomiche di Hiroshima.
Indumenti
Via la pelle
Via le cavità interne
Animali
Vegetali
Minerali
Quali corpi vuoi trovare in una valle chiusa dopo una bomba atomica?
Vajont e anche questo: mille bare con qualcosa dentro e altre mille senza niente dentro... Mille e non più mille... Perchè non c'erano corpi per tutte le bare... Da metterle in terra, o anche chissà dove, a riposare...
Litigavano pur di aver qualcosa nella bara dei loro cari… Perchè noi abbiamo bisogno di metter qualcosa nella bara, abbiamo bisogno di attaccarci a un... Ci vuole, da immaginare, che qualcosa c'è, magari seppellito da qualche parte... E non... più niente...
E quel che non ha fatto l'aria micidiale, che ha vaporizzato tutto, come a Stava, dove li ha uccisi quasi tutti l'aria, quel che non ha fatto l'aria lo finisce l'acqua.
Si apre all'uscita del Vajont: un treno in corsa a 80 all'ora esce dalle pare ti della gola e perde le sponde. Non c'è più gola che lo costringe... Si apre, si distende... Un Niagara. II muro d'acqua passa da 70 metri di altezza a 30 solamente, ma con una forza cinetica assassina... Un martello!
II muro di rimbalzo, alto 30 metri, raccoglie i sassi del Piave, scava un lago nel letto del fiume che resterà per dieci anni, resistendo alle piene, prima di riempirsi un'altra volta. Tutte le pietre del Piave a mitragliar le case a Longarone... Su per la montagna, dall'altra parte, contro quelli che stanno scampando, che sentono arrivar l'acqua alle caviglie, alla cosce, alla pancia e poi l'acqua ti sorpassa...
"Adesso muoio...".
Quattro minuti...
"E cascà. la dig...".
Quattro minuti da quando l'acqua salta la diga a quando arriva a Longarone... Corre a 80 all'ora dentro quella gola, l'acqua. Irrompe come un treno in corsa, grande come cinquemila treni uno dentro l'altro!
Quattro minuti per decidere come muori o come vivi... "Via, a piedi, su per la montagna, corri, corri...". Via! Quelli che prendono la macchina, .quelli che ciapa il motorin... "Aspettami, vigliacco...". Quelli che prendono a piedi su per la montagna, che par che non ce la faranno mai, so no gli unici che si salvano. E trema tutto... "Aspetta, vigliacco!". E cominciano a volar i coppi. Cosa fai?.. Quelli che vanno a casa...
"Dove vai tu?".
"Vado a svegliarli...". Chi svegli?
Dove li metti?
In cantina ?
In soffitta ?
Sei matto?
E da chi vai?
Dalla morosa... Dai genitori?
Chi devi salvar per primo?
E i genitori: quanti figli? Due a testa... "Via cari, via cari...". Insieme... "E la gatta?". "Va ti". "No, ti aspetto...". "No, vai tu che sei giovane!". "No, ti aspetto, sbrigati!". "Vai! Cristo!". "Non ce la faccio... Non ce la faccio... Vai tu, vai tu... Corri fuori...".
E intanto s'intorbidisce l'aria... Comincia a tremar la terra, a volare travi, careghe, e spacca le antenne e spacca i rami... E tutto torbido, torbido, torbido... questo rumore... Vento che ti assorda e la terra che ti trema sotto i piedi... E lo capisci che sta arrivando acqua, perchè c'è l'odor dell'acqua...
"Da dove arriva che non capisco... Non capisco... più niente...".
Come esser sulle rotaie quando arriva un treno... Ti sposti dalle rotaie quando arriva un treno? Lo senti che sta arrivando il treno, e vicinissimo, ma qua non ti puoi togliere... Comunque sei sulle rotaie... E quello che sta arrivando e molto grande... Molto grande: io voglio vivere! Ci pensa l'aria. All'uscita della gola del Vajont, davanti all'acqua in corsa, ci pensa l'aria a toglierti ogni speranza. Compressa dall'acqua che corre dentro quel binario che adesso e la gola del Vajont raggiunge la forza, la pressione di due bombe atomiche di Hiroshima.
Indumenti
Via la pelle
Via le cavità interne
Animali
Vegetali
Minerali
Quali corpi vuoi trovare in una valle chiusa dopo una bomba atomica?
Vajont e anche questo: mille bare con qualcosa dentro e altre mille senza niente dentro... Mille e non più mille... Perchè non c'erano corpi per tutte le bare... Da metterle in terra, o anche chissà dove, a riposare...
Litigavano pur di aver qualcosa nella bara dei loro cari… Perchè noi abbiamo bisogno di metter qualcosa nella bara, abbiamo bisogno di attaccarci a un... Ci vuole, da immaginare, che qualcosa c'è, magari seppellito da qualche parte... E non... più niente...
E quel che non ha fatto l'aria micidiale, che ha vaporizzato tutto, come a Stava, dove li ha uccisi quasi tutti l'aria, quel che non ha fatto l'aria lo finisce l'acqua.
Si apre all'uscita del Vajont: un treno in corsa a 80 all'ora esce dalle pare ti della gola e perde le sponde. Non c'è più gola che lo costringe... Si apre, si distende... Un Niagara. II muro d'acqua passa da 70 metri di altezza a 30 solamente, ma con una forza cinetica assassina... Un martello!
II muro di rimbalzo, alto 30 metri, raccoglie i sassi del Piave, scava un lago nel letto del fiume che resterà per dieci anni, resistendo alle piene, prima di riempirsi un'altra volta. Tutte le pietre del Piave a mitragliar le case a Longarone... Su per la montagna, dall'altra parte, contro quelli che stanno scampando, che sentono arrivar l'acqua alle caviglie, alla cosce, alla pancia e poi l'acqua ti sorpassa...
"Adesso muoio...".
"La storia della diga Vajont,
iniziata sette anni prima, si conclude in quattro minuti di apocalisse
con l'olocausto di duemila vittime""
M.Paolini-G.Vacis "Il racconto del Vajont"
M.Paolini-G.Vacis "Il racconto del Vajont"


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