venerdì 9 novembre 2012

C'ERA UNA VOLTA UN MURO...

Io me lo ricordo benissimo quel giorno di 23 anni fa.
Avevo 15 anni, pensavo ad altre cose ma il telegiornale ed il giornale li seguivo regolarmente.
Mi ricordo i mesi precedenti, qualcosa stava cambiando là da quelle parti; tutto cominciava a tornare in ordine e tanti dubbi che avevo dall'infanzia cominciavano a risolversi.
Ero piccolo, guardavo la cartina geografica e non capivo perché dovessero esistere due Germanie, perché una città dovesse essere divisa da un muro e perché interi paesi dovessero essere così isolati dal resto del mondo.
Vedevo le parate sulla Piazza Rossa il primo maggio, le mummie (cioè i dirigenti del PCUS) che salutavano muovendo in modo impercettibile la mano e sentivo che tutto ciò non sarebbe mai cambiato; ricordo presidenti morti di raffreddore e presidenti di transizione. Poi arrivò lui, l'uomo con la voglia sulla testa e da subito si capì che qualcosa sarebbe cambiato.
"Quello ci rimane per un sacco di tempo" disse mio padre.
Non ci rimase poi così tanto, sei anni in confronto al regno di Breznev sono bazzecole, però cambiò tutto.
E allora, tornando a quell'autunno di 23 anni fa, una sorta di grande puzzle cominciava a definirsi nella sua totalità. Berlino tornava ad essere una città unica, le Germanie da due tornavano ad una sola, paesi un tempo europei tornavano ad esserlo.
Insomma, c'era davvero la convizione che il mondo sarebbe stato migliore, c'era speranza nel futuro e il tutto era ben spiegato in quel mega tormentone degli Scorpions dell'anno dopo, quella "Wind of change" così bella e così odiosa che in tanti credevano una canzone d'amore.
No, era una canzone di speranza, scritta da musicisti che avevano vissuto sulla propria pelle (essendo tedeschi) questa assurda divisione figlia di una dittatura ancora più assurda e sciagurata; la speranza per "i bambini di domani" era la libertà, il benessere, un futuro!


Il domani è arrivato e forse è già stato superato.
I bambini ed i ragazzi di allora sono diventati uomini ed io mi ci metto di diritto in questa categoria; abbiamo sperato in un mondo migliore di quello che avevamo, abbiamo cominciato a vedere le prime crepe, c'hanno detto che questo stile di vita non poteva più continuare, ci siamo adeguati, lottiamo in silenzio, vogliamo solo che non ci venga tolta la dignità.
E' questo quindi il mondo migliore che si prospettava?
No, per niente, pensavo a tutt'altro; non avrei mai creduto di vivere in un'epoca così vuota e inutile come questa dove gli anni si susseguono senza che succeda davvero qualcosa di importante. Anni anonimi, grigi ed anche un po' bui dove intere nazioni vengono tenute in scacco da una parolina magica: spread.
Un tempo ci volevano i carri armati, le cortine di ferro, le censure, i divieti di espatrio e la propaganda.
Oggi è tutto molto più soft: basta che qualcuno decida che tu sei a rischio fallimento e tu non puoi più muoverti, sei sull'orlo di un precipizio ma non ti consentono di tornare indietro, ti tengono fisso lì a guardare il vuoto magari dicendoti: "Attento a sporgerti, potresti cadere!".
Non mi piace questo mondo, non è quello che mi aspettavo neanche nelle peggiori delle ipotesi.
In fondo poi non è che pretendessimo l'impossibile: un tenore di vita decente, asili, scuole, un po' di verde e di aria pulita per i figli, la possibilità di partire tutti alla pari e di potersi realizzare nella vita e nel lavoro.
Tutto questo pensavo e speravo che ci fosse dietro a quel maledetto muro crollato 23 anni fa.
E' andata a finire invece che questo crollo del muro ha portato davvero fortuna solo a chi vende questi pezzetti (anche io ne ho uno a casa) e a un bassista-cantante paranoico che per l'appunto qualche anno prima c'aveva scritto un album su un muro...
Amen.

Nessun commento:

Posta un commento