Quante sono le date che andrebbero ricordate nella vita?
I compleanni delle persone a cui sei legato, gli anniversari di fidanzamento e matrimonio, le vittorie della Juve (tante) e quelle del centrosinistra (poche) e magari qualche concerto.
Oggi però è un altro giorno da ricordare perché, ma si diciamolo, qualche annetto fa (sei per la precisione) il sottoscrittò si laureò, per l'appunto proprio di martedì...ed allora vai con un minimo di autocelebrazione.
Iscritto nel 1996, mamma titubante dato che le superiori le avevo finite a fatica, babbo convintissimo ed entusiasta, il geometra dello studio dove lavoravo un po' incazzato (avevo appena finito i due anni di tirocinio e passato pure l'esame di abilitazione e lasciavo tutto per l'università) ma ormai avevo deciso: galeotto fu l'interrail in Spagna, a Barcellona visitai la Casa Milà di Gaudì, salii sul tetto e capii che volevo diventare Architetto.
Trentasei esami, gli occhi persi davanti al tecnigrafo (autocad questo sconosciuto), libri di storia letti e riletti, nottate insonni per finire il materiale da consegnare, litigi con i compagni di gruppo (o meglio le compagne perché al sottoscritto piaceva essere l'unico gallo nel pollaio), tonnellate di fogli pieni di esercizi di statica, matematica, scienza delle costruzioni, la soddisfazione quando alla fine dell'esame mi prendevano il libretto e mi facevano firmare il verbale, la gioia immensa del primo 30 e lode (secondo esame) preso inaspettatamente, le dormite che duravano anche 15 ore dopo aver disegnato 3 giorni interi, i libri di matematica scaraventati nel muro quando non tornavano i limiti, la soddisfazione nel sentirsi chiamare, alla fine dei conti, Dottore in Architettura con una votazione che non osavo manco sperare.
Da quel giorno poi, chi più chi meno, in tanti hanno cercato di sminuire il valore di quel cosidetto "pezzo di carta": gli pseudocolleghi architetti che la sminuivano perché alla fine "è solo l'esperienza che conta" ed intanto ti sfruttavano, altri pseudocolleghi geometri che dovevano per forza marcare sul fatto che noi Architetti ce la tiravamo e che loro non potevano perdere tempo all'università a fare la bella vita perché dovevano stare in cantiere ed altre persone con i soliti luoghi comuni del tipo "voi-architetti-siete-tutti-artisti-ma-avete-la-testa-fra-le-nuvole-e-volete-far-spendere-un-sacco-di-soldi-quindi-vado-dal-geometra-che-mi-fa-risparmiare".
Pensino pure quello che gli pare, io rimango straorgoglioso di tutto quello che ho fatto all'università, non mi vergogno a dire che ho studiato ed anche tanto anche se spesso non mi ha pesato per niente.
Ed oggi festeggio la ricorrenza.
Auguri a me!
Hai ragione e quel 110 e lode e' la prova che questo maledetto lavoro e' quello che devi fare nella vita, alla faccia della rogna e della crisi, perché vivere in spazi belli e' un diritto di tutti, peccato solo che tanti non se ne rendano conto!
RispondiEliminaE' bello sentire una campana diversa, mentre leggevo il tuo excursus a me veniva da vomitare (pensando alle stesse cose vissute da me).
RispondiEliminaHo amato il mio lavoro solo dopo la laurea...è come innamorarsi del tuo fidanzato solo dopo il matrimonio....comunque complimenti io ne ho "non festeggiati" 12 il 5 luglio.
Beos
Vale
Boh, sarà che nel lavoro alcune esperienze mi hanno davvero fatto provare disgusto per il settore (tieni conto che Roberto&Alessandro li ricordo volentieri e non furono il massimo dell correttezza, ma paragonati agli altri...), fatto sta che, anche per alcune amicizie davvero importanti nate in quegli anni e in quei luoghi, oggi ricordo più volentieri gli anni dell'università (anche se gli ultimi due anni sono stati un incubo...)
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